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Un trump a tutto tondo dalla politica estera ai dazi



Con la popolarità nei sondaggi a picco e il rischio di perdere il controllo repubblicano della Camera dei Rappresentanti al prossimo novembre, l’obiettivo del presidente Donald Trump durante il suo primo discorso dello Stato dell’Unione è stato quello di riconquistare l’opinione pubblica. Ha così esordito col dire “La nostra nazione è tornata. Più grande, migliore, più ricca, più forte che mai. Questa è l’età dell’oro”.




Il discorso cade nel pieno dello scontro sui dazi, bocciati dalla Corte Suprema. Cosa allora pensare di Trump? Un fuori di testa? Di fatto è diventato il protagonista assoluto della geopolitica e dell’economia mondiali. Le sue decisioni rapide, drastiche e imprevedibili hanno spiazzato i governi quanto le opinioni pubbliche. Ha fatto eco e clamore la sua dichiarazione di guerra commerciale mondiale per far ripartire l’età dell’oro americana, riportare l’industria agli splendori di un tempo e difendere gli Stati Uniti dal grande sfruttamento dei Paesi competitori. In molti pensano che sia un folle più o meno lucido. Il fatto è che la politica commerciale di Trump, e in particolare la sua scelta di introdurre un sistema universale di dazi commerciali, ha sollevato non poche preoccupazioni. A cosa si deve questo comportamento così imprevedibile e, soprattutto, apparentemente insensibile alle conseguenze potenziali di decisioni improvvise e fortemente di rottura?


Donald Trump è un personaggio complesso e polarizzante sul piano politico. Il suo è infatti un profilo ambivalente, che può suscitare forti entusiasmi e adesioni e, parallelamente, altrettanto forti dissapori e rifiuti. Trump è un leader molto ambizioso e altamente competitivo che, quando entra in gioco, lo fa per spiazzare gli avversari, vincere (appunto con mosse audaci e a sorpresa) e tenere ben saldo il comando (molto orientato ai risultati, specialmente di breve periodo).


Inoltre, ama essere al centro dell’attenzione, e sa usare molto bene i mezzi di comunicazione per richiamare costantemente l’attenzione dell’opinione pubblica su di sé, attraverso un vero e proprio show personale che lo rende non solo molto visibile, ma anche fortemente carismatico. In aggiunta, egli pratica quel pensiero critico e non convenzionale. Possiede molte idee e una grande immaginazione.


E’ estremamente sicuro di sé, con un certo sentimento di imponenza che lo porta a considerarsi in grado di intraprendere qualsiasi tipo di azione. Questo ne fa un personaggio davvero originalissimo nell’attuale panorama delle leadership mondiali. Molto diretto sia nelle azioni che nelle comunicazioni, e altamente resistente alle critiche provenienti dall’establishment. Piuttosto insofferente alle regole formali e tendente a prendere decisioni estremamente veloci per poi, pragmaticamente, riadattare la sua linea di azione a mano a mano che le circostanze evolvono.


Tutto ciò spiazza ulteriormente gli interlocutori politici internazionali, non abituati a gestire interazioni contraddistinte da un capovolgimento situazionale. Un personaggio così originale non poteva che adottare uno stile di azione e di comunicazione non convenzionale. Nella sua strategia rientra l’abbandono della via tradizionale, il rompere gli schemi, il cambiare radicalmente prospettiva nell’esame di un problema e il riformulare le regole del gioco. Per ottenere che cosa?


Una vera e propria ridefinizione degli equilibri mondiali, partendo dall’idea che il modello di globalizzazione, che ha imperato negli ultimi venti anni, non sia più sostenibile. Trump ha stravinto le presidenziali grazie al malcontento della classe media americana, impoverita dall’inflazione e, nonostante le accuse di razzismo che gli sono state indirizzate, ha influenzato enormemente il suo consenso anche tra gli elettori neri e ispanici. Come Trump, i leader europei dovrebbero dare maggiore enfasi agli interessi nazionali, soprattutto in tempi di crisi economica.


In aggiunta, l’approccio di Trump ai dazi e agli accordi commerciali può offrire spunti su come proteggere le industrie locali e negoziare accordi più favorevoli. Senza trascurare il fatto che la gestione della sicurezza e dell’immigrazione è un tema centrale anche per l’Europa, specialmente in relazione alle politiche di tutela dei confini.


Infine, pure in Europa dobbiamo essere ben consapevoli del fatto che investire nella produzione interna di energia è essenziale per ridurre la dipendenza energetica e stimolare l’economia. In conclusione, Donald Trump abbina uno stile comunicativo originale e spiazzante a una piattaforma programmatica molto più solida e razionale di quanto può sembrare a prima vista. Da cui l’importanza, anche per la politica italiana, di capire l’uomo, il suo stile e le ragioni profonde che hanno portato alla sua rielezione.



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