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Il caso mediatico di fabrizio corona e le sue rivelazioni
C'è una cosa che va detta con estrema fondatezza, perché altrimenti rischiamo di rasentare il blasfemo. Le dichiarazioni di Fabrizio Corona di queste settimane non sono una rivelazione, non sono uno scoop, non sono un segreto.

La maggior parte delle persone, queste dinamiche, le conosce già. Le conosce anche senza aver mai messo piede nel mondo dello spettacolo, della politica o della finanza, o dei salotti che contano. Perché? Perché questo sistema non vive solo in alto, vive ovunque. Lo vedi nelle università, lo vedi negli ospedali, lo vedi nelle aziende, lo vedi nelle istituzioni, lo vedi nei piccoli contesti locali. Stesse logiche, stessi meccanismi, stessa struttura. Persone che avanzano non per competenza, ma per appartenenza. Non per merito, ma per allineamento. Non per valore, ma per relazione. Raccomandazioni, favori, scambi di potere, silenzio in cambio di protezione. Quindi no, non è Corona che ci ha aperto gli occhi. Semmai, abbiamo imparato a conviverci. E allora la domanda vera non è "è vero o non è vero quello che dice? La domanda è molto più scomoda: Se lo sappiamo tutti, perché questo sistema continua a reggere? Perché non crolla? Perché non viene ribaltato? La risposta non è solo politica, è biologica, è neurologica, è umana. L'essere umano ama definirsi Homo sapiens, ma la verità è che nella maggior parte dei casi è ancora dominato dai suoi capillari istinti. Non parlo solo di istinti maniacali, parlo di potere, di dominio, di status, di riconoscimento, di paura di perdere ciò che si ha. Il potere individuale è una droga potentissima, attiva gli stessi circuiti neuronali della ricompensa. E chiunque esso sia, saggio o meno, ha il potere, anche minimo, non vuole più lasciarlo. Questo vale per il politico, ma vale anche per il primario, per il professore universitario, per il dirigente, per il responsabile di reparto, anche per il piccolo capetto locale. Il sistema regge perché non è imposto dall'alto, è replicato dal basso. Ognuno nel suo piccolo lo alimenta. Chi è dentro il sistema, ha paura di perderlo. Chi è fuori, spera di entrarci. Chi potrebbe cambiarlo, teme le conseguenze. E così si crea una società in cui le persone competenti vengono rallentate. Le persone etiche vengono isolate. Le persone indipendenti vengono neutralizzate. Perché una persona competente e non ricattabile è assai scomoda e pericolosa. Una persona etica ma autonoma è ingestibile. Una persona lucida è imprevedibile. E allora si preferisce chi obbedisce, chi tace, chi si adatta. Questo non accade perché siamo cattivi, accade perché siamo fragili. Cambiare davvero un sistema richiede rinunciare a privilegi, esporsi, pagare un prezzo, attraversare il conflitto. E la maggior parte delle persone non vuole pagare quel prezzo. Qui crolla un'altra grande illusione: l'idea che basti sapere per cambiare. No, sapere non basta. Puoi sapere tutto, puoi vedere tutto, puoi capire tutto, ma se sei emotivamente legato alla sicurezza, alla posizione, all'approvazione, alla sopravvivenza nel sistema, allora continuerai a farlo funzionare. Ecco perché una società davvero sviluppata, governata da individui acculturati, competenti, con un percorso di rettitudine umana, oltre che professionale, è rarissima. Perché richiede esseri che abbiano lavorato su se stessi, abbiano integrato il proprio ego, abbiano superato il bisogno di dominio, abbiano sviluppato responsabilità e non solo ambizione. Questo non è funzionale al sistema attuale, è una minaccia. Ed ecco il paradosso finale. Il sistema non cade perché la gente non vede. Il sistema non cade perché conviene a troppi, anche a chi lo critica. Finché il cambiamento resta un'idea e non una rinuncia concreta, finché indignarsi è più facile che trasformarsi, finché accusare è più semplice che assumersi responsabilità, questo sistema continuerà a riprodursi. Con o senza Corona, con o senza scandali, con o senza bombe. La vera rivoluzione non è smascherare il sistema, è diventare esseri umani che non hanno più bisogno di quel sistema per esistere. Ed è una cosa che pochissimi sono disposti a fare.
