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Dietro ogni stupro ci sono storie di degradazione territoriale, di abuso di potere, di emarginazione, di povertà e ignoranza.



Siamo prossimi alla data 8 Marzo. Da molti anni, e di recente ancora di più, le uniche cose che ricorrono sono le violenze, le sopraffazioni, le assordanti grida di dolore e di allarme che cadono puntualmente nei colpevoli silenzi.




Di tutti. Si, perché siamo tutti coinvolti, in quanto abitanti di questo Paese e perché no di questo mondo. Siamo talmente abituati alle brutture che assistiamo distratti ai soprusi quotidiani che giornali e tv ci segnalano, quasi come se una notizia valesse un’altra notizia. Cronaca, moda, calcio... E non diamo, per favore, la colpa soltanto al ritmo quotidiano che la vita di ogni giorno ci costringe a tenere. Basta con le scuse che ci assolvono. Le spose-bambine riguardano un’altra nazione? E allora? Vogliamo prontamente pulire la nostra coscienza con l’incolpare l’arretratezza di quello stato? E le ragazzine che perdono la vista per eseguire micro-saldature in tante fabbriche improvvisate dell’est asiatico, dove lavorano per il classico “pugno di riso” giornaliero, mentre producono componenti per i nostri cellulari sofisticati e per i nostri irrinunciabili elettrodomestici? E le migliaia di donne che vivono come schiave per l’agricoltura a buon mercato, per portare sulle nostre tavole primizie a poco prezzo, che dovrebbero avere un sapore orribile, se solo non riuscissimo ogni volta a pensare ad altro? E le donne oggetto di violenza in Italia? Violenza fisica, psicologica... economica. Basta aprire un giornale, anche locale, purtroppo. E allora si comprende quanto il fenomeno sia diffuso, e come purtroppo non regredisca. Anzi. Abbiamo persino dovuto familiarizzare con il termine: femminicidio. Odiosa specificazione per indicare che la vittima di un assassinio è una donna. Come se in qualche modo ci fosse una strisciante forma di discriminazione anche in questo. Va bene le statistiche, ma insomma... Diciamo più correttamente che c’è stato un omicidio, e a soccombere è una donna. Quale rappresentante dell’Associazione Comunali e dediti alla cura di altri, ci siamo trovati a fantasticare: ma se le donne dovessero incrociare le braccia? Cosa accadrebbe se le donne decidessero di NON occuparsi della propria famiglia (ripeto: ove sia possibile), NON andare al lavoro, NON fare quello che in quel dato giorno il “sistema” si attende da loro. Fabbriche in tilt, tribunali in tilt, uffici in tilt, ospedali in tilt. Il mondo, in poche parole, si accorgerebbe che sono indispensabili. Per tacere dei bambini, o dei mariti viziati ... E di tutti noi, che quel giorno non vedremmo, voltandoci, il sorriso coraggioso e rassicurante. Pensiamoci. Cambiamo il mondo ma uniti senza distinzione di sesso e di genere!!


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