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Le caste invisibili dell'italia




Sebbene il sistema sia storicamente legato all'India, il concetto è stato esteso in sociologia e nel dibattito pubblico italiano. In Italia non sono né poche né insignificanti. Sono, viceversa, oltremodo radicate nel tessuto sociale e istituzionale della nazione, oltre che parecchio influenti rispetto ai quotidiani rapporti fra il cittadino-utente e i variegati ambiti istituzionali, politici e manageriali.




Solo che non si chiamano più caste, si chiamano ordini professionali, camere di commercio, albi, enti di categoria. Ogni mestiere, ogni lavoro, ogni attività ha un suo dazio. Paghi per entrare, paghi per restare, paghi anche se non lavori. Sostengono che serve a garantire la qualità. Gli ordini professionali, pur garantendo deontologia e competenze, sono criticati come "carrozzoni" burocratici e corporativi che limitano la concorrenza e tutelano più la categoria che il cittadino.


Vuoi aprire un'attività? Ti serve un'autorizzazione. Vuoi cambiare mestiere? Ti serve un corso obbligatorio. Vuoi fare il tuo lavoro? Ti serve un bollino, una marca, una tassa, un certificato. La Camera di Commercio, per esempio. Dovrebbe aiutare le imprese, in realtà vive delle imprese. Ogni documento si paga, ogni visura si paga, ogni firma si paga. Si viene sommersi da una moltitudine di pratiche, moduli, permessi e passaggi amministrativi. E poi ci sono gli ordini professionali: giornalisti, architetti, avvocati, geometri, commercialisti, farmacisti. Tutti medesimi. Ti chiedono soldi ogni anno per sostenere la categoria. Una delle critiche principali riguarda il fatto che l'iscrizione obbligatoria all'albo per l'esercizio di alcune professioni crea monopoli di categoria, limitando l'accesso al mercato e la libera concorrenza, spesso ostacolando l'ingresso di giovani professionisti. E sapete qual è il paradosso? Che la chiamano tutela.


Sebbene la critica sia un diritto, espressioni offensive o delegittimanti possono portare a sanzioni disciplinari, come anche la sospensione delle attività. Indagini dell'Antitrust hanno evidenziato come, in passato, molti ordini abbiano resistito all'applicazione dei principi di liberalizzazione (come la legge Bersani), cercando di mantenere vincoli sulle tariffe o sulle modalità di esercizio. In Italia non si premia la professionalità, si premia la fedeltà. E infatti le caste sono proprio questo: ceti chiusi dove conta chi conosci. Sono i guardiani del cancello. Lo Stato italiano difende e sostiene gli ordini professionali, riconoscendo loro un ruolo pubblicistico di vigilanza e tutela, pur nel contesto di una costante evoluzione normativa e di dibattito sulla loro natura. Ma la professionalità non la decide un timbro.


La decide chi lavora bene, chi studia, chi si aggiorna, chi si prodiga per davvero. Il risultato è un paese soffocato dalla burocrazia. Un paese dove il lavoro non è libertà, ma è una concessione. E chi controlla le concessioni controlla la vita delle persone. E finché non capiamo che la burocrazia è la nostra vera dittatura, non cambierà mai nulla.

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