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Mantova invecchia? occorre pensare all’invecchiamento attivo.



La popolazione residente nel Comune di Mantova ha raggiunto i 50.693 abitanti a fine novembre 2025, un massimo storico e principalmente dovuto all'immigrazione. 




La città, sedicesima in Lombardia per dimensione, registra un saldo migratorio positivo che compensa il naturale calo demografico, con una crescita della popolazione straniera. La questione demografica assomiglia un po’ alla questione climatica. Perché tutto quello che si può fare oggi avrà effetto fra parecchi anni, e tutto quello che è successo nel passato lontano dispiega ancora oggi i suoi effetti. C’è bisogno quindi di una riflessione ampia sul lavoro, sul benessere, sulle classi di età della popolazione. Dal punto di vista economico, due sono i fattori chiave che vanno tenuti d’occhio nell’osservare una popolazione. Il primo è il rapporto fra il numero di quelli che lavorano, gli occupati, e la popolazione residente. Il secondo è la struttura della popolazione per età. Cominciamo dal rapporto fra gli occupati e i residenti. Gli occupati a Mantova aumentano, ma si evidenzia una tendenza verso il lavoro precario, con un forte scarto generazionale che vede gli over-45 occupati quasi tre volte più dei giovani (15-29 anni). In ogni momento storico, ciò che viene prodotto è prodotto da chi lavora, mentre è tutta la popolazione che consuma. E questo indipendentemente da quanti hanno pagato o non hanno pagato i contributi. I contributi servono per stabilire dei diritti, ma il fatto economico di base è che in ogni momento le persone che non lavorano (comprese quelle che hanno pagato i contributi) sono mantenute, materialmente parlando, dalle persone che lavorano. Viva il lavoro dunque, in tutte le sue forme. Ma chi lavora ha poi diritto anche al riposo. Per molto tempo si è concepito l’anziano come uno che “riposa”. Infatti si diceva che fosse in “quiescenza”. Quiescenza vuol dire quiete, in pratica far nulla. Invece è ora di riscoprire il contributo di lavoro e di idee degli anziani. Il nome della cosa già c’è: si chiama “invecchiamento attivo”. Significa incoraggiare, considerare, valorizzare il contributo degli anziani, sempre più numerosi, alla nostra società. Incoraggiare spetta alla politica. Vedo soprattutto due fronti aperti. Il primo è quello della salute: gli anziani contribuiscono se sono in salute. Non vuol dire soltanto ospedali, ma anche, per esempio, investimenti per rendere sicure le case degli anziani, al fine di prevenire gli incidenti invalidanti. Il secondo fronte è quello del diritto del lavoro. Qui vale una parola semplice e antica: semplificare. Ciò spetta alla statistica. Oggi che le statistiche sono fatte sempre più con metodi campionari, è possibile dedicare energie a catturare il vasto, multiforme contributo che gli anziani tecnicamente non occupati danno alle loro famiglie e alla società intera: cura dei bambini, cura di altri anziani, insegnamento, riparazioni, consulenza, sostegno economico, lavoro agricolo e mille altre occupazioni. Valorizzare, invece, è compito della comunità tutta. Vuol dire letteratura, scuola, fotografia, cinema. L’anziano è ancora oggi rappresentato per lo più come il vecchio saggio, oppure come il delinquente incallito, o anche come il patriarca che non vuole mollare il comando. È rarissimo incontrare un anziano propositivo, costruttivo. E’ importante il rapporto numerico fra chi lavora e chi non lavora. E poiché l’economia reale può reggere (grazie anche al lavoro degli anziani) le pensioni, sia pure con progressivi aggiustamenti, si potranno sistemare. Ma è cruciale, perché questo avvenga, che l’enorme potenzialità della popolazione anziana sia messa a frutto. E’ compito dell’Istat prospettare periodicamente gli scenari della popolazione italiana futura (compresi gli stranieri residenti, naturalmente). C’è chi vede la decrescita della popolazione come un male, altri come un bene. E siccome la decrescita della popolazione ne presuppone l’invecchiamento, penso che nel fare un bilancio dei pro e dei contro dei trend attuali, questo punto non lo si possa dimenticare.


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