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Terremoto politico in Ungheria. Péter Magyar ha stravinto le elezioni ponendo al governo ininterrotto di Viktor Orbán. Un vero e proprio cambio di rotta per il Paese?
Ad aver fatto la differenza nelle elezioni sono stati soprattutto due elementi di politica interna: la lotta alla corruzione e il rilancio dell'economia. Ma, quindi, cosa potrebbe cambiare per l'Unione Europea con la sconfitta di Orban? Orban era diventato il simbolo per eccellenza di quella che lui stesso aveva definito una “democrazia illiberale”, le cui politiche erano spesso in contrasto con i valori fondanti dell'Unione Europea, tra cui il rispetto dei diritti umani fondamentali. Proprio per queste ragioni, nel 2022 il Parlamento Europeo aveva definito il regime ungherese un “regime ibrido di autocrazia elettorale”, con la Commissione Europea che aveva sospeso miliardi di euro di fondi destinati al Paese per le violazioni dello Stato di diritto.
Per anni Orban è stato l'unico leader UE a opporsi sistematicamente agli aiuti militari a Kiev, a mantenere rapporti stretti con Vladimir Putin e a bloccare un prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina. Con Magyar al potere ci si aspetta una maggiore coesione europea sul fronte ucraino e, soprattutto, lo sblocco di questi fondi destinati a Kiev. Il secondo effetto riguarda invece i fondi europei congelati. Bruxelles con il nuovo Premier eletto Magyar potrebbe sbloccare i miliardi di euro attualmente sospesi. Nonostante l'Unione Europea abbia celebrato la sconfitta di Orban in Ungheria, non è detto che la linea politica adottata da Magyar stravolga l'eredità degli ultimi 16 anni. Restano aperti, infatti, diversi punti interrogativi sulla figura di Peter Magyar e sulla linea politica che adotterà nei prossimi mesi. La sua collocazione ideologica di Magyar è nota per essere un conservatore di centro-destra.
Anche se Magyar viene considerato più filoeuropeo e meno vicino alla Russia rispetto a Orbán, il futuro primo ministro non ha mai fornito dettagli specifici sulla sua posizione riguardo al conflitto in Ucraina, al rapporto con la Russia o alla cooperazione economica con la Cina. Il suo programma elettorale si è concentrato soprattutto su priorità interne come anti-corruzione, sanità, istruzione ed economia, lasciando in ombra la linea di politica internazionale. Nonostante la sua maggioranza sia di due terzi molti organi chiave dello Stato (dalla Corte Costituzionale alla Procura fino all'autorità che regola i media) sono attualmente occupate da figure nominate dal partito di Orban, che resteranno in carica per anni. Insomma, nonostante la fine dell'era Orban, non è detto che in Ungheria ci sarà uno stravolgimento totale della linea politica, almeno per il primo periodo post elezioni.