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Il governo alle prese di una crisi legata a tensioni geopolitiche ed energetiche




Con i rapporti con Trump ai minimi storici, le nomine bloccate, riforme in alto mare. Con questo quadro abbastanza fumoso e un Occidente sempre più spaesato la Premier Meloni sta facendo i conti con troppe incognite a impedire la programmazione dell’ultimo anno di legislazione.




Oggi come oggi la Premier può solo ragionare in un arco temporale assai breve viste le problematiche più urgenti e immediate e a partire dall’ approvvigionamento dell’energia. Or ora la Premier ha deciso di essere a Parigi con i Volenterosi di Francia, Germania e Regno Unito per ragionare sul blocco di Hormuz. La premier ha altresì chiarito che parteciperà alla spedizione militare in Iran solo previo l’assenso del Parlamento e purché si tratti di una missione assolutamente pacifica.


Ma sappiamo bene che ciò vorrebbe dire entrare in conflitto perché di fatto già esiste. Il fronte europeo appare, in questo momento, l’unica alternativa per avere un ruolo propositivo e almeno per ora. Non va certamente meglio sul fronte interno altrettanto complicato. Il dossier più preoccupante è, ovviamente, quello economico. La crisi globale su famiglie e imprese è all’ordine del giorno. In più a giugno 2026 si concluderà il Pnrr, che in questi anni ha iniettato nell’economia italiana una salutare dose di denaro per gli investimenti.


Con la prossima estate bisognerà riabituarsi alla normalità. Anche per quanto riguarda l’ultima finanziaria di legislatura prossima, che avrebbe dovuto essere più generosa, sarà ancor più rigida delle precedenti. Dal Fondo Monetario Internazionale giungono segnali di una prossima recessione. L’attuale maggioranza appare sempre solida nei numeri, meno nelle idee. Fratelli d’Italia è stata costretta ad archiviare la grande stagione delle riforme: saltata quella della giustizia, non ci sono speranze per il premierato e non ultima quella della legge elettorale.


La Lega, reduce da un weekend con l’ultima manifestazione di Milano per la “remigrazione” con i Patrioti europei, pare abbia registrato scarsa partecipazione. Non va meglio dentro Forza Italia, dove è in corso una riorganizzazione traumatica, con un conflitto sull’asse Roma-Milano e la famiglia Berlusconi sempre più decisa a correggere la rotta.


Sul fronte del centro-sinistra non va certamente meglio che tra primarie caotiche, frecciatine e alleanze rischia davvero di diventare uno spettacolo più da guardare che da votare. Ed è il fattore che conta di più in politica, perché se l’avversario è visibilmente nel caos, vince chi ha più carte da giocare. La Premier Meloni ha dichiarato che non sono è per galleggiare, ma in questa fase non sembra avere altra scelta.

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