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La sicurezza ordinaria è sempre più avvertita come una vera priorità, anche a seguito dei rilevanti cambiamenti intervenuti riguardo alla composizione sociale delle comunità, alle trasformazioni economiche e del costume nonché all'impatto dell'immigrazione.
È compito del legislatore migliorare in ogni suo aspetto la sicurezza dei cittadini e delle città e garantire una corretta fruibilità dei servizi e del bene pubblico. In questo contesto il sistema di organizzazione delle strutture di polizia dovrebbe essere omogeneo a livello europeo e la polizia locale deve trovare collocazione quale organo di prima istanza, in virtù della peculiare funzione di polizia di prossimità che già svolge.
La I Commissione Affari Costituzionali della Camera ha compiuto un ulteriore passo avanti, approvando il 1° aprile 2026 nove nuovi emendamenti agli articoli 3, 4 e 5 del disegno di legge delega C. 1716. I punti chiave includono il riconoscimento come "Forza di polizia del territorio", accesso diretto allo SDI (banche dati forze dell'ordine), maggiori tutele previdenziali e previdenza complementare. L'obiettivo è potenziare sicurezza urbana e integrazione. Da veterano e pensionato, avendo svolto il ruolo di agente di Polizia locale nel Comune di Mantova nonché attualmente attivista sindacale, vorrei rammentare che tale riforma è attesa da ben quarant’anni.
Ad oggi infatti ricorre il quarantesimo anniversario della legge quadro n. 65/1986 sull’ordinamento della polizia municipale. Norma ad oggi inadeguata rispetto alle complessità della sicurezza urbana contemporanea. Dopo le sessioni del 25 marzo e del 1° aprile, il cantiere emendativo del disegno di legge delega C. 1716 non è ancora concluso. Restano infatti da esaminare circa trenta emendamenti ancora accantonati, la cui votazione è attesa nella settimana successiva, subordinata ai pareri del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’Aula è prevista per fine aprile. Tra le questioni ancora aperte spiccano: il pieno riconoscimento come forza di polizia a ordinamento locale, l’equiparazione contrattuale alle forze statali e l’accesso senza costi o limitazioni a tutte le banche dati operative. Altri punti di NON poca irrilevanza: il piano assunzioni, le tutele previdenziali e assicurative, le politiche retributive, la formazione continua. Concludendo la riforma si configura come il passaggio definitivo dalla figura del "vigile urbano" (attualmente figura amministrativa) a quella di agente di Polizia Locale con funzioni complete di polizia giudiziaria, stradale e di sicurezza pubblica.
Auspico che tale riforma abbia il giusto riconoscimento in quanto utile e necessaria per avere una Polizia Locale moderna, efficiente, performante e indispensabile per rafforzare l'azione di sicurezza dei territori. Una riforma che garantisca funzionalità, qualifiche, tutele, dotazioni, organici, mezzi e risorse adeguate al ruolo di prossimità e di sicurezza urbana della polizia del territorio, delle autonomie locali.