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Referendum giustizia – un voto di appartenenza politica




Non ci può essere cosa peggiore per un referendum che chiuderlo dentro una partita per identità politiche. Il referendum per la Costituzione italiana è uno strumento fondamentale per il pronunciamento degli elettori, che si pronunciano solo ed esclusivamente, non sull'appartenenza politica, essendoci stata già una discussione sull'appartenenza politica e dell'appartenenza politica in parlamento.




Trasformare la discussione sul referendum come un'espressione di volontà politica, di appartenenza, è in qualche modo un attentato all'istituto del referendum. È un disconoscimento alla Costituzione. Tant'è vero che quelli che fanno il ragionamento, io sarei d'accordo nel merito, ma per ragioni politiche voto secondo la propria ideologia politica, di fatto stanno ferendo l'uso del referendum. Questo è il paradosso. Si chiama tecnicamente eterogenesi dei fini. E cioè che uno dice di voler fare una cosa con un obiettivo, e ottiene esattamente l'opposto. D'altro canto, la storia è piena di eterogenesi dei fini. Per farla breve, a prescindere, la mia percezione è che il referendum sulla giustizia sia una materia di confronto tecnico/giuridico, poiché interviene su norme costituzionali complesse riguardanti la struttura del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e le funzioni dei magistrati.

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