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Nel caso si arrivasse alla formalizzazione di una richiesta di revisione della sentenza di condanna per Stasi entrerebbero in campo la Corte d'Appello di Brescia e la Procura Generale di Brescia. L'istanza di revisione può essere chiesta dalla Procura Generale di Milano oppure dai legali di Stasi.
I casi di cronaca irrisolti e riaperti sono in continua crescita. I casi irrisolti rappresentano ferite aperte nella giustizia, con oltre il 20% di omicidi e tentati omicidi che rimangono senza un colpevole certo negli ultimi anni. Tanto per ricordare i casi celebri includono il mostro di Firenze, il delitto di Simonetta Cesaroni, il caso Marta Russo, una serie di attentati dinamitardi nel nord-est Italia tra il 1994 e il 2006 e la morte di David Rossi. Il caso dell’omicidio Chiara Poggi che ha avuto un colpevole, un processo, una sentenza è ora, di nuovo, tutto in discussione. Com’è possibile che la scienza, con le sue tecniche sempre più sofisticate, con i suoi protocolli rigorosi, possa essere oggetto di revisione?
O meglio: come può accadere che una verità ritenuta certa venga poi messa in discussione, quando tutto sembrava già scritto? Questo interrogativo ci mette di fronte a un paradosso inquietante: la scienza, in quanto metodo, tende alla verità attraverso la verifica, l’errore, la revisione continua. Ma chi la esercita può deviare, interpretare male, o semplicemente non vedere. E quando ciò accade, non è solo una diagnosi sbagliata o un’analisi errata. E’ la vita di persone che viene stravolta. Viviamo in una società in cui si riconosce il valore fondamentale della ricerca scientifica, i RIS e i consulenti scientifici insigniti di infallibilità. Ma questa visione viene spesso deformata dalla cultura televisiva di fiction e talk show. Nessuna scienza è neutra, nessun operatore è immune da pressioni o pregiudizi. E questo vale anche per i magistrati: esseri umani, anche loro, che operano sotto il peso delle prove, delle emozioni, dei riflettori mediatici e, spesso, delle lusinghe della popolarità.