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Leggo dai quotidiani on-line che è stato emanato un decreto sulla riforma della medicina generale, proposta dal Ministro Schillaci, che mira a trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Un piano che prevede altresì la loro presenza obbligatoria nelle Case della Comunità. Tengo a precisare che non faccio parte del comparto sanitario ma che tuttavia, essendo a pieno titolo un volontario nonchè presidente dell’Associazione Comunali ( facente parte del terzo settore), vorrei dare il mio modesto contributo e dar voce “vu parler” a quei cittadini che in forma diretta o indiretta hanno richiesto il nostro supporto avvalorando le loro esigenze.
A mio avviso per una riforma sanitaria che cambi davvero la situazione in cui versa la sanità italiana occorrerebbe pianificare un piano sulla medicina territoriale. Nessuna vera riforma sanitaria può avere speranza se non si rivede la medicina di prossimità ovvero un modello sanitario che porti la cura vicino al paziente, spostando l'assistenza dall'ospedale al territorio. Ma come fare? A mio modo di vedere due potrebbero essere i modelli da perseguire con ovviamente obiettivi diversi anche se complementari. Come primo passo propenderei alla Farmacia di Comunità. Parlare oggi della farmacia significa valutare tutti i rapporti ed aspetti tecnologici, culturali, filosofici, economici e sociologici perché da dispensatrice di farmaci si sta trasformando in erogatrice di servizi. L’obiettivo sarebbe quello di farne presidi di zona dove poter effettuare analisi di prima istanza.
Ad oggi si trova personale formato e dedicato alla corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche nel svolgere trattamenti con apparecchi sanitari di ultima generazione. La Farmacia di Comunità è perfettamente in grado di collaborare alle iniziative che tendano a garantire il corretto utilizzo dei medicinali e incrementare l’aderenza dei pazienti alle terapie, partecipare alle campagne di prevenzione di patologie a forte impatto sociale. Grazie anche alla capillare dislocazione sul territorio ed alle competenze scientifiche dei farmacisti. La medicina di prossimità è importante anche per dare concrete risposte ad un'altra importante problematica. Oggi accedere alle cure è un processo alquanto complesso, lento e spesso poco compatibile con la vita quotidiana delle persone. Spostamenti, attese e strutture sovraffollate rendono difficile gestire anche bisogni sanitari semplici. In questo contesto, i poliambulatori territoriali assumono un ruolo centrale. Non semplici studi medici, ma punti di riferimento concreti dove effettuare visite, controlli e prevenzione senza passare necessariamente dall’ospedale. È proprio qui che entra in gioco un ulteriore modello più specialistico e polifunzionale. I poliambulatori rappresentano pertanto un modello fondamentale di medicina di prevenzione e prossimità, agendo come presidi sanitari territoriali in grado di intercettare precocemente i rischi per la salute. Queste strutture, integrate con diverse specializzazioni mediche e tecniche, offrono percorsi di prevenzione personalizzati (primaria, secondaria e terziaria) per ridurre l'incidenza di malattie e migliorare la qualità della vita.
Si tratterebbe quindi di pianificare un sistema in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantendo visite mediche, esami strumentali e consulenze in diverse branche della medicina (come cardiologia, ginecologia, ortopedia e altre ancora) in un'unica struttura. Con questa mia seppur dilettante visuale del sistema sanitario di prevenzione è quindi necessario assicurare che ogni cittadino possa ricevere assistenza sanitaria di qualità nel luogo in cui vive. Questo approccio ridurrà sicuramente la pressione sugli ospedali per quanto concerne le prestazioni che non richiedono un intervento d’emergenza.