News

Ritorna alla ribalta il piano casa in italia




Ultimamente la crisi abitativa ha occupato il centro della scena politica spagnola. A innescare la mobilitazione è stato lo sfratto di María del Carmen Abascal, un’anziana che viveva da circa settant’anni nella stessa abitazione nel centro di Madrid. La vicenda è diventata così il simbolo di una condizione sempre più diffusa:




l’impossibilità di continuare ad abitare nei luoghi nei quali si è costruita la propria vita. Le proteste si sono estese in molte città iberiche. Il Congresso ha respinto i due decreti con i quali il governo di Pedro Sánchez intendeva rafforzare la protezione dagli sfratti, prorogare alcuni contratti di locazione e introdurre limiti alle operazioni speculative. La casa è divenuta così uno dei principali terreni del conflitto politico spagnolo. L’abitare è ormai tornato al centro anche del confronto politico anche in Italia. Al centro della questione vi è una politica incisiva per la casa: contenimento degli affitti, costruzione di nuovi alloggi accessibili e maggiore controllo pubblico sui grandi patrimoni immobiliari. La questione abitativa non riguarda più soltanto le persone in condizioni di povertà estrema, ma coinvolge giovani, lavoratori, studenti, famiglie monoreddito, anziani, persone separate e nuclei con redditi ordinari che non riescono più a sostenere i costi del mercato. Quando la distanza tra redditi e prezzi dell’abitare supera una determinata soglia, la casa cessa di essere un problema settoriale e diventa una questione generale di cittadinanza, coesione sociale e funzionamento delle città e mancanza di un diritto. La crisi non dipende tuttavia soltanto da una carenza quantitativa di case ma anche dal declino demografico oppure destinata a usi turistici e finanziari. Il problema riguarda dunque la disponibilità effettiva degli alloggi, la loro localizzazione, la qualità, il costo e le condizioni alle quali vengono immessi sul mercato. L’abitazione non è soltanto uno spazio privato, ma il punto dal quale si accede al lavoro, alla scuola, alla salute, alla mobilità e alle relazioni sociali. La distanza tra la città dei ricchi e quella dei poveri non è soltanto economica: è anche spaziale e determina opportunità di vita differenti. Il ritorno della questione abitativa impone quindi un cambio di prospettiva della politica. Non basta domandarsi quante abitazioni debbano essere costruite. Occorre stabilire quali abitazioni servano, per quali persone, in quali territori, a quali costi e con quali dotazioni sociali, energetiche e ambientali. La casa deve tornare a essere considerata un’infrastruttura sociale e una condizione materiale della cittadinanza. Quando la politica rinuncia per troppo tempo a governare il mercato abitativo, la crisi riemerge sotto forma di sfratti, esclusione urbana, rinvio dell’autonomia dei giovani, impoverimento delle famiglie e conflitto sociale. La casa torna allora al centro non perché sia comparso improvvisamente un nuovo problema, ma perché sono diventate visibili le conseguenze di politiche insufficienti e di squilibri accumulati nel tempo. Il recupero degli alloggi pubblici inutilizzabili costituisce una scelta necessaria. Il ricorso all’housing sociale, all’edilizia convenzionata e agli investimenti privati può ampliare l’offerta, ma un alloggio scontato rispetto al mercato non è automaticamente accessibile a chi dispone di redditi bassi o discontinui. L’Italia ha bisogno non di una successione di interventi temporanei, ma di una politica abitativa strutturale e adeguatamente finanziata.

Ultime News