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Secondo le associazioni dei consumatori, reperire prodotti ortofrutticoli standard o integri è sempre più difficile a causa di filiere lunghe, conservazioni prolungate o danni visibili dovuti al trasporto e al clima.
Paghi il cibo a peso d'oro e un'ora dopo è già pronto per l'umido. Hai presente quando apri il frigo ed è tutto da buttare? Un esempio? La confezione di insalata in busta con trascritto lavata e che sotto le prime tre foglie sane ha già un ecosistema di alghe putrefatte. E tu che fai? Ti dai del cretino, pensi "Eh, colpa mia". Oppure "Vabbè, sono stato sfortunato". È una confezione difettosa. Ma no!! Non è sfortuna. La grande distribuzione sa perfettamente che la catena del freddo nei loro camion è spesso legata al fenomeno dell'eutrofizzazione. Conoscono a modo la psicologia del “consumatore logorato”. Loro sanno che dopo 10 ore di lavoro, quando torni a casa e trovi il petto di pollo avariato, non riprendi la macchina per poi a fare la fila al punto informazioni pretendere il rimborso di pochi euro. Sbuffi, ti incazzi, butti tutto nell'umido e stai zitto. Perché loro ragionano così: su 100.000 confezioni cibo ammuffite quante persone torneranno indietro a protestare lo stesso giorno? Due? Tre? Per loro il cibo marcio non è un errore, è un rischio calcolato che rende miliardi. Ci vendono la loro spazzatura sapendo che la nostra dignità costa troppo per essere difesa per pochi spiccioli. E comunque non abbiamo tempo. Ma con me il giochino si è spezzato. Da oggi io divento l’analista chimico della mia spesa. Ogni fragola pelosa, ogni formaggio flaccido, ogni scontrino, ogni orario, ogni condizione, fotografo tutto e voglio essere rimborsato anche per €1. Devono iniziare a pagare il disturbo.