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Caro gasolio e gli agricoltori in protesta




Si aspetta che i contadini finiscano i soldi per il carburante, che la stanchezza prenda il sopravvento e che la burocrazia li sfinisca. Li tacciono perché la loro verità è troppo scomoda. Sapete perché i telegiornali in prima serata non vi mostreranno mai la rabbia di agricoltori, allevatori? 




Perché in Italia vige una regola non scritta. Se ne parli esiste. Se esiste si deve prenderne carico. E se te ne prendi carico tocca risolverlo. Lo stile della classe politica non è mai stato quello di risolvere i problemi strutturali. Lo stile italiano è far finta di niente, sperare che passi la tempesta e se qualcuno insiste a protestare, semplicemente spegnere i riflettori e fare silenzio. Ma se proprio non riescono a nascondere del tutto qualcosa, allora scatta la tecnica della scusa perfetta, perché se il gasolio per i trattori e la benzina per la macchina schizzano alle stelle, i telegiornali non ti spiegano mai la cifra enorme di quello che paghi, alle pompe come tasse accise e speculazioni finanziarie. Aumento di carburanti? Colpa dell'Iran. Colpa della crisi geopolitica. Lo ripetono talmente tante volte, a reti unificate che sperano di incucartelo sino allo sfinimento. Se proprio esplode, inventano il caprio espiatorio perfetto. Se un conduttore della televisione dovesse spiegare davvero perché la terra sta bruciando economicamente, non potrebbe limitarsi a dire, c è qualche piccolo disagio alla viabilità sulla statale! Dovrebbe invece aprire un vaso di Pandora. Dovrebbe confessare che mentre ci si riempie la bocca di eccellenze Made in Italy, l'80% dei fondi europei finisce diritto nelle tasche di appena il 20% dei beneficiari, cioè i colossi dell'agroalimentare. Dovrebbe spiegare che per un agricoltore oggi, il costo del gasolio e dei fertilizzanti è schizzato alle stelle, mentre il prezzo al kilo che gli viene riconosciuto per il grano e le arance è rimasto fermo agli anni 90. In pratica, produrre cibo costa più di quanto il mercato te lo ripaghi. Le arance, il grano marciscono sui campi, perché i trattati di libero scambio impongono di fare entrare merci a prezzi stracciati dall'altra parte del mondo. Coltivati senza gli stessi standard di sicurezza, di qualità e di tutela del lavoro che impongono qui ai produttori. È concorrenza sleale di stato. Nel fare questa analisi significa mettere il fallimento totale di un sistema. Significa che il governo e le grandi associazioni di categoria dovrebbero a Bruxelles, battere i pugni sul tavolo e ridiscutere la geopolitica del cibo. E allora scatta il doppio binario. Il blackout mediatico sui trattori e le favole internazionali per giustificare i rincari. Si declassa la disperazione di migliaia di lavoratori. Se i trattori non sono nella prima pagina per l'opinione pubblica la crisi non esiste perché è infinitamente più facile governare un paese che guarda il programma dei gossip, guarda Grande Fratello, mentre la sua terra lentamente smette di produrre cibo vero. Per tutto questo non possiamo più stare solo a guardare. Se i telegiornali scelgono il silenzio e non prendersi carico del problema, la nostra unica arma è fare rumore. Dobbiamo condividere questi messaggi, parlarne, far girare le immagini dei trattori e delle terre abbandonate. Condividere non è più solo mettere un mi piace, oggi significa dar voce a chi è stato scientificamente silenziato. Significa difendere chi produce.


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