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Ranucci è la vittima di un attentato?




Giù le mani da report. Queste le dichiarazioni ultime di Sigfrido Ranucci. Ma sarebbe più logico dire giù le mani da report ovvero a quanti report lo fanno. Perché chi ha fatto dell'opportunità uno dei propri metri di giudizio non può ignorare che oggi esiste un problema medesimo e che riguarda lui.




Partiamo da un caposaldo. Ranucci è la vittima di un attentato. Giustamente merita rispetto e solidarietà e nulla dimostra al momento che sapesse della bomba. Ma essere vittima non significa diventare inviolabile. Quante volte report ha raccontato politici, manager, giornalisti, non perché avessero commesso un reato, ma per frequentazioni e amicizie, considerate inopportune. Sigfrido Ranucci si è detto profondamente provato e sofferente per il contraccolpo mediatico e il dolore inflitto ai suoi familiari in seguito alle polemiche nate dopo la confessione di Walter Lavitola sull'attentato subito. Il conduttore di Report ha confidato di "impazzire vedendo soffrire i propri figli", denunciando al contempo un clima di attacchi ingiusti nei suoi confronti. Ma perché questo metro vale per tutti, ma non per Ranucci? Ranucci è un dirigente della RAI. Dal febbraio 2022, lavora nell'ambito della Direzione Approfondimento, in qualità di Vice Direttore "ad personam". Inoltre mantiene transitoriamente l'incarico assegnato nella Direzione Rai 3 fino a giugno 2022. Da marzo 2025 la Direzione Approfondimento riporta alla Direzione Coordinamento Generi. Mi sovviene la domanda: era opportuno scegliere come amico del cuore un pregiudicato come Walter Lavitola? Oggi si paragona addirittura a Falcone e Borsellino, uccisi per eccesso di chiarezza perché avevano visto prima degli altri. Ma qui Falcone e Borsellino non c'entrano, non c'è di mezzo la mafia dietro al suo attentato, c'è un suo amico Lavitola che poco fa ha confessato. Secondo la procura di Roma, che sta indagando sul caso, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato per accrescere la popolarità di Ranucci in vista di un suo futuro ingresso in politica, caldeggiato dallo stesso Lavitola e su cui da quanto emerso finora Ranucci era più scettico. Lavitola invece avrebbe detto di averlo fatto per fare in modo che a Ranucci venisse rafforzata la scorta, temendo per la sua sicurezza. Nessuno sta chiedendo a Ranucci di fare il martire, gli si chiede però di fare chiarezza su certi rapporti come lui ha fatto con altri per una vita. E invece la risposta finisce sempre altrove, la politica, il potere, la voce che spaventa e poi quel noi di Report con cui comincia i suoi post. Ma Report, diciamolo chiaramente, non è solo Sigfrido Ranucci. Se Ranucci vuole davvero salvare la sua squadra potrebbe fare un gesto forte, fare un passo indietro e garantire il lavoro alla sua squadra. Anche perché la vicenda che lo riguarda con Report c'entra davvero poco. Report si eregge come patrimonio del servizio pubblico, a giornalisti, inviati, autori di primordine. Deve pertanto continuare a esistere. Ha internamente colleghi bravissimi e competenti. Anche perché Ranucci avrebbe sempre detto che il nemico di report era la politica, il governo, la Meloni. E invece il nemico lo aveva lui in casa. Da un servizio giornalistico di un noto quotidiano nazionale sembrerebbe che l’amicizia tra Ranucci e Lavitola, sia nata su un alert spionaggio e un’intervista a Dell’Utri.

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