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Ma davvero c'è ancora chi crede che la geopolitica si faccia con i sentimenti o con lezioni di geografia? Non venitemi a raccontare quanti chilometri di deserto ci sono in Arabia per giustificare la colonizzazione o i confini.
Ci distraggano con la morale in TV, ci terrorizzano con la minaccia del fondamentalismo. E intanto, dietro le quinte, i grandi capitali sfilano le risorse strategiche e la terra da sotto i piedi a chi non ha neanche la forza per difenderla. E chi si schiera tifando come allo stadio non è un analista, è solo carne da gogna mediatica che si beve la propaganda. La forza del progetto non si misura in metri quadrati, ma in nodi di potere. L’elit finanziaria ed economica che gestisce la partita tiene in pugno l'Occidente perché controlla i flussi di cassa che muovono i governi. Capito?
Il meccanismo è brutalmente cinico. I grandi fondi di investimento comprano le quote delle fabbriche d'armi e dei network televisivi. Con una mano vendi la tecnologia bellica e con l'altra vendi la narrazione per giustificarla. E per assicurarsi che nessuno metta i bastoni fra le ruote, i sistemi di sorveglianza e intelligence servono a tenere sotto scacco e ricatto i leader politici globali. Il controllo dei dati vale più del petrolio. E smettiamola anche con la farsa dei buoni e delle vittime storiche e per impietosire il pubblico. La storia non è un tribunale morale, è una catena di rapporti di forza. Il sionismo politico è nato come un'operazione coloniale. Ha usato l'identità, la religione e la narrativa identitaria, semplicemente come un eccellente scudo diplomatico e un marchio di fabbrica per rendere intoccabile un'espansione militare e finanziaria. Nessuno è vittima. Ognuno fa il suo gioco. Anche l'islam radicale non è una macchina calata dal cielo. E’ un asse strategico tollerato, finanziato e cavalcato quando serviva a dividere i blocchi arabi e creare il nemico perfetto. Se non hai un mostro da mostrare alla massa, non puoi giustificare i bilanci di guerra, lo stato d'emergenza perenne e la privatizzazione delle risorse. Anche questo scenario viene esasperato fino al rischio di un conflitto globale, solo perché l'asse finanziario occidentale sta perdendo il monopolio sui mercati e sul dollaro. Piuttosto che cedere la poltrona, l'elit preferisce provocare un conflitto militare usando il Medio Oriente e l'Ucraina. Nel mondo reale non ci sono ragioni o torti, ci sono solo predatori e prede.