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La povertà dell’attuale classe politica




La "povertà della politica" descrive la progressiva perdita di visione strategica e di credibilità delle istituzioni, un fenomeno che inasprisce le disuguaglianze sociali ed è ben visibile sia a livello nazionale che locale. Assistiamo ad una politica ridotta a sole parole e slogan e l’attuale dibattito pubblico viene sostituito da frasi ad effetto e propaganda.




Questo approccio svuota i contenuti, puntando sull'emotività dell'elettore per polarizzare il consenso anziché proporre soluzioni concrete ai problemi reali. L’assenza della mancanza della politica e per paradosso va detta la politica della mancanza. Quella politica, che dovrebbe occuparsi della nostra vita di ogni giorno, di cui i politici sono in qualche modo responsabili, vive sempre più spesso di parole. Viviamo in un’epoca caratterizzata da una politica che all’azione ha sostituito la parola. Nelle intenzioni di chi parla, il dire non è complemento del fare, ma suo sostituto: si dice per NON fare. Solo che le parole hanno una loro autonomia e una loro forza. Perché le parole, come noto, sono pietre, o possono diventarlo. Spesso alle parole si profila un’etichetta quale comunista, fascista, liberale, moderato, conservatore, radicale. Sono espressioni usate più per colpire che per definire. Accade in molti altri ambiti. In quella che potremmo chiamare lotta di culture improvvisamente riemerse da un passato in cui si credeva di averle in qualche modo sepolte. È la logica del capro espiatorio. Del sollievo di fronte all’incertezza e all’angoscia rispetto al futuro, poter dare la colpa a qualcuno. Il capro espiatorio ha un’origine storica, che gli antropologi conoscono bene. Nasce dalla pratica di popoli semitici che caricavano ritualmente i peccati, le colpe (le faide, le violenze, i conflitti interni alla società) su un capro, del tutto innocente, che veniva mandato a morire, portando con sé queste colpe non sue, liberandone la comunità. Solo che il capro espiatorio della politica non si colloca all’interno di un rituale. Al contrario, produce effetti in maniera anarchica, random, incontrollata. È frutto di parole in libertà, che finiscono tuttavia per favorire la cattiveria.

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