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Il problema degli affidi dei figli di genitori separati è ultimamente sulle cronache di tutti i giorni. Cito la famiglia nel bosco e non ultima il ritrovamento delle due sorelle scomparse da una casa protetta e poi ritrovate in un appartamento privato a Formia.
Non basta pertanto creare registri o osservatori, se poi non si ha il coraggio di affrontare le cause profonde di un sistema inefficace e spesso disumano. Troppo spesso i bambini vengono allontanati senza che sia stata esplorata ogni alternativa possibile. Molte famiglie di origine vengono giudicate e punite, invece che essere sostenute. E così a pagare sono sempre i minori. Bambini che vivono l'angoscia del distacco, quando avrebbero bisogno di essere ascoltati, protetti e accompagnati. Un sistema che genera traumi, che le vittime si porteranno dietro per tutta la vita. Mi spiace doverlo ammettere, ma attorno agli allontanamenti si è spesso sviluppata una rete di welfare pubblico e privato. Più bambini vengono portati via, più strutture si riempiono, più fondi pubblici. Fa male dirlo, ma è la verità. Dietro quei numeri, quelle carte, quelle sentenze, ci sono vite spezzate, strappi atroci e affetti cancellati. Leggo di storie tristi e ogni volta mi chiedo: come sia possibile tutto questo orrore. L'allontanamento di un minore dalla famiglia di origine dovrebbe essere l'ultima strada, quella che si prende quando proprio non c'è alternativa possibile. Dovrebbe essere un caso estremo, invece troppo spesso diventa la prima risposta. Serve una norma che affermi chiaramente che la povertà non è una colpa, che le famiglie di origine che sono in difficoltà vanno aiutate con strumenti economici, psicologici ed educativi. La collocazione familiare è sempre preferibile alla struttura. Serve una formazione obbligatoria e continua per tutti gli operatori e le operatrici che ruotano attorno al sistema della tutela dei minori, perché chi decide sulla vita dei bambini deve essere formato e competente e non può commettere errori. Le ispezioni devono essere reali e serve chiarezza sull'uso dei fondi pubblici e chi ne beneficia. La tutela dei minori viene prima di tutto. Occorre riportare al centro solo e soltanto il diritto dei bambini a essere parte attiva nelle decisioni che li riguardano. L'ascolto del minore non è una formalità, è un dovere giuridico e morale. La loro voce deve pesare, deve essere considerata, rispettata, custodita. Il supremo interesse del minore è un principio insindacabile. Significa mettere la sicurezza, il benessere e l'ascolto del bambino al centro di ogni scelta. Questo deve essere il senso più profondo qualsiasi altra azione politica. La cosa più naturale è crescere i propri figli senza la paura che questi vengano strappati via e portati in casa famiglia senza alcun motivo, causando danni irreparabili e una sofferenza inimmaginabile.