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La flotilla e il il dibattito tra pacifisti e interventisti




Con questa mia lettera vorrei, come libero cittadino, poter entrare nel dibattito politico in particolare al conflitto israelo-palestinese. Mi riferisco agli attivisti della nuova missione Global Sumud Flotilla partiti con 60 barche dirette verso la striscia di Gaza con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica con il preciso tentativo di rompere il blocco navale imposto da Israele e portare cibo e beni di prima necessità ai palestinesi.




Contestabile l’abbordaggio dei militari israeliani condotta dalla Marina israeliana contro la Global Sumud Flotilla avendo intercettato le imbarcazioni in alto mare al largo di Cipro, ben prima del limite territoriale di Gaza. Un atto rivendicato da più parti sul piano del diritto internazionale (e quindi dove in teoria Israele non poteva rivendicare alcuna sovranità) Ma deve esser chiaro che se l’obiettivo è entrare in un paese straniero che subisce attentati terroristici praticamente tutti i giorni e che si trova tra l'altro in guerra, anche solo per portare aiuti, non puoi aspettarti di essere accolto con tutto gli onori.


Chiaramente vieni ammanettato, trattenuto per gli adempimenti relativi all’identificazione ma poi ti ricacciano indietro. Questo lo dico anche al Ministro degli Esteri Antonio Tajani, perché lui non l'ha capito bene. Dice: "Abbiamo convocato l'ambasciatore israeliano per chiedere che venisse assicurata l'incolumità degli attivisti", cosa che è stata assicurata, e che questi sarebbero rimandati a casa loro il più presto possibile, cosa che è già avvenuta anche per gli attivisti della precedente spedizione. A mio parere non stiamo più parlando di attivisti che vogliono portare aiuti inutili e pretestuosi. Stiamo parlando a questo punto, secondo me, di ingerenza straniera nella politica interna.


L'obiettivo politico finale, infatti, mi sembra abbastanza chiaro: cercare di obbligare i governi nazionali, quello italiano, nel nostro caso, ma tutti gli altri, alle volontà politiche di questi attivisti, che poi sono le volontà politiche di Hamas. Si cerca quindi di trasformarsi in vittime, senza rischiare molto perché poi questi lo sanno perfettamente che gli israeliani non sono dei tagliagola. Perché l'obiettivo finale non è portare un chilo di pasta e un pacco di riso a dei poveracci. Il diritto di aiutare i palestinesi è nobile, ma la domanda che meriterebbe di essere messa al centro del dibattito è se il partito dell’umanitarismo stia facendo tutto il possibile per non trasformare un gesto umanitario in una vittoria propagandistica per Hamas.


Rammento altresì che oggigiorno nel mondo sono attivi 56 conflitti di diversa estensione e intensità che coinvolgono oltre 92 Paesi (più o meno direttamente) Quindi il mio invito è una riflessione ben più ampia attraverso gli organismi istituzionali. Cito altresì l’articolo 244 del codice penale che potrebbe essere contestato all’equipaggio della Flotilla per il ricorrere di alcune condizioni, ossia la mancata approvazione del governo, il carattere ostile dell’atto, la sua destinazione contro uno Stato estero e il rischio di compromettere i rapporti bilaterali tra l’Italia e quello Stato, in questo caso Israele.

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