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Il giornalismo oggi metafora della complessità




In un momento, quale è l’attuale, con un’informazione che rincorre più il sensazionalismo che la verità fattuale, mi sono spesso fermato a domandarmi se il giornalismo abbia un'etica.




Così dovrebbe essere deontologicamente. Eppure, leggendo ogni giorno i quotidiani, mi interrogo su questa etica che ahimè non traspare. Da giornalista pubblicista ( iscritto nell’elenco speciale dall’anno 1992 - dal 2015 non più ). Faccio presente che l’Italia è l'unico Paese democratico al mondo ad avere un Ordine professionale per i giornalisti istituito per legge. Nei primi anni del duemila Facebook come altri social non esistevano. Internet era una Rete di servizi e di intrattenimento, ma ancora non era diventato il catalizzatore dell’informazione che è diventata oggi. La velocità era importante, ma non essenziale. Era fondamentale verificare le notizie prima di pubblicarle, dare nome e cognome ai volti, sentire tutte le “campane” coinvolte per descrivere ogni fatto di cronaca, anche il più piccolo. Oggi è ancora così? O spesso assistiamo a pezzi "ad personam", in cui si sentono unici pareri, senza farsi venire il dubbio che qualcuno potrebbe avere un'opinione diversa e varrebbe la pena sentirla? Oggi pare che quel mondo dei primi anni Duemila, di cui ero fortemente appassionato e in parte lo sono ancora, non esista quasi più. L’etica si è persa un po' per strada. Oggi vince chi genera più click e più like, in barba alla verifica e all’attendibilità dei fatti. In barba alla necessità di sentire tutte le voci coinvolte. Spesso si intervistano solo gli autori, e così il pezzo diventa una sorta di comunicato stampa. Non c'è contraddittorio, non si chiede ad altri (ad esempio ricercatori della stessa area, ma non autori del pezzo) che cosa ne pensano. Faccio questo esempio riferendomi nel periodo del Covid. Ma credo sia calzante per tutti gli altri ambiti dell'informazione. Oggi si pubblica, spesso, senza pensare alla reale utilità della notizia: è tutto utile quello che leggiamo? O spesso è più che altro rumore di fondo, un ondeggiare ridondante di notizie riprese, rimaneggiate, oppure scopiazzate senza un minimo controllo? Il rischio è che in questo inutile eccesso di notizie, quelle utili si perdono. Le fake news dilagano perché il giornalismo non ha saputo fare da argine e anzi spesso ne è stato vittima. La pandemia da coronavirus ha fatto emergere molte ombre sull’informazione: poca voglia di approfondire, minima conoscenza di come si leggono gli studi scientifici, ricerca del sensazionalismo con microfoni sempre accesi sui virologi e infettivologi di turno.

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