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Il grave e persistente dissesto del manto stradale non può affatto essere qualificato come fenomeno episodico o contingente. Il dissesto stradale deve piuttosto essere riconosciuto quale criticità strutturale, stabile e reiterata, diretta conseguenza di una prolungata e sistematica carenza delle attività manutentive da parte degli enti competenti.
Le strade, per lo più, si presentano gravemente compromesse, caratterizzate dalla presenza diffusa di buche, avvallamenti, cedimenti, deformazioni del piano viabile, dissesti dei chiusini e, in non pochi casi, veri e propri collassi strutturali riconducibili anche al deterioramento delle infrastrutture adiacenti. Da ciò si aprono perennemente cantieri con gravi difficoltà per la circolazione che si svolge in condizioni già oggettivamente insicure. In tale contesto, gli episodi verificatisi negli ultimi anni, certamente aggravati da eventi meteorici che hanno determinato voragini, allagamenti e cedimenti, non possono essere ricondotti al caso fortuito o all’imprevedibilità. Eppure il bitume dovrebbe essere impermeabile e gli asfalti dovrebbero essere fatti per durare. Invece di pianificare privilegiamo la politica del rattoppo. Ma com'è possibile che una delle città più artisticamente belle vanti il poco onorevole primato di avere delle strade da terzo mondo? I motivi ?. Materiali scadenti, errata progettazione e continui lavori nei sottoservizi stradali? sono tra le cause che stanno a monte? La questione è semplice: il bitume, ossia il materiale che lega il conglomerato con cui sono fatti i nostri asfalti, è per sua natura impermeabile. Se questa sua caratteristica "salta", con buona probabilità è stato lavorato male alla fonte. O ancora, sono stati usati materiali inerti errati nella composizione dell'asfalto, giacché le pietre calcaree, che ben si legano col bitume, sono tenere e poco durevoli, mentre quelle di natura silicea, più dure e performanti, per legare bene col bitume necessitano di additivi speciali. Non sono certamente edotto in questa materia ma sicuramente ho seguito alcuni tracciamenti sulla fattibilià del manto stradale. Pertanto se la lavorazione del bitume è errata, la strada perde la sua impermeabilità, l'acqua si infiltra e la distrugge, più o meno lentamente. Purtroppo la politica dei lavori al massimo ribasso ha portato soprattutto in passato a lavori fatti in economia, da personale poco specializzato, e senza nessuno che controlli realmente cosa accade durante una stesa in opera. Già, perché se sulla rete autostradale esistono controlli di qualità e aggiornamenti continui del tappeto di usura stradale, sulle altre strade (statali, provinciali e comunali urbane e extraurbane) ciò è demandato alla buona volontà di chi i lavori li esegue. Probabilmente i Comuni medio/piccoli e gli enti proprietari delle strade non sempre dispongono di personale qualificato che effettui regolari controlli sui lavori di pavimentazione e quindi accade che magari abbiamo asfalti fatti con meno bitume del previsto, conglomerati con pietrisco non adeguato, o magari strade compattate in fretta e furia senza raggiungere la corretta densità. Con risultati disastrosi. Risultati che vediamo quotidianamente sotto ai nostri occhi: la politica del rattoppo è all'ordine del giorno. Ma anche i rattoppi vanno saputi fare, mentre la regola vigente è quella di buttare una palata di asfalto plastico a coprire la buca. Non è così che si dovrebbe fare. Inoltre in questo modo si spende molto di più di quanto non si farebbe se si affrontasse in modo serio la questione. Chi viaggia in moto e scooter o ancor peggio in bicicletta lo sa benissimo. A peggiorare la situazione si deve aggiungere il carico per asse che le strade devono sopportare. Il passaggio di camion, autobus distrugge il sottofondo stradale. Posso dire di essere stato nei paesi nordici e posso confermare che gli asfalti non si bucano e non si deformano nonostante siano paesi storicamente piovosi e attraversati da eventi atmosferici di straordinaria rilevanza. Quindi viene spontanea la domanda: ma progettare strade destinate a durare è possibile? Purtroppo siamo vittime di una deformazione cronica, per cui siamo abituati a concepire le strade solo come un insieme di buche e ostacoli. In tale quadro, le conseguenze del dissesto si manifestano altresì in danni materiali e strutturali del veicolo. Determinando un aggravio economico significativo e costante che ci vede costretti a sostenere costi che trovano causa diretta ed esclusiva nello stato della sede viaria. Il dissesto stradale si traduce altresì in un onere economico e significativo alla collettività con evidente spreco di risorse. Tale spreco avviene sia attraverso l’incremento delle richieste risarcitorie e dei relativi esborsi. Poi ci stupiamo della normalità!?