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Uscire dall’emergenza per addentrarsi In un'altra emergenza socio-economica



E’ di oggi la notizia dell’accordo Eurogruppo sul MES. Non entro nei dettagli in quanto esistono luminari manager in economia e lautamente pagati.

Con questa mia vorrei solo esternare alcuni miei pensieri emersi da una profonda riflessione sullo stato attuale del nostro paese. E’ innegabile che il Coronavirus abbia sancito un nuovo scenario socio-economico-politico.

Consapevoli che non basteranno le misure tampone adottate per arginare le ricadute economiche negative della crisi sulle diverse categorie sociali, economiche e produttive. La ripartenza, mi riferisco alla fase due e a seguire, dovrà ridisegnare un nuovo modello di sviluppo ripensando soprattutto al valore dei servizi pubblici essenziali e alla persona.

Le azioni che si metteranno in campo per gestire l'emergenza condizioneranno il modo in cui ne usciremo. Strategiche diverranno l’uso delle tecnologie digitali, dell'informazione e della comunicazione. Nel prossimo avvenire avremmo una grande opportunità per colmare alcuni vuoti e limiti strutturali storici emersi nel corso di tale l'emergenza sanitaria.

Cito per esempio la sanità, la scuola, l'infrastruttura digitale e il welfare. Ma soprattutto la semplificazione amministrativa si è rilevata importante in molte situazioni adottate nella fase emergenziale.  Importante è altresì lo snellimento dei passaggi istituzionali e politici. Mi riferisco all’attuazione di una vera riforma al titolo V della Costituzione che metta mano alla semplificazione e al riordino degli organi istituzionali e politici valorizzando altresì le autonomie locali ( il vero motore dello sviluppo territoriale e culturale ) Troppi gli Enti inutili e molti dei quali impiegano personale senza svolgere alcuna funzione, gestiscono sedi fantasma, ricevono finanziamenti per finalità che non svolgono più o non hanno mai svolto. Eliminandoli si otterrebbero miliardi di euro di risparmi.

Dobbiamo imparare a convivere con regole che rendano compatibile l'emergenza sanitaria con quella economica. Dobbiamo maturare una nuova coscienza politica collettiva e non individuale. Concludo con una frase di Salvatore Settis: il bene comune vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti, vuol dire prestare prioritariamente attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro necessità, vuol dire anteporre l’eredità che dobbiamo consegnare alle generazioni future all’istinto primordiale di divorare tutto e subito.



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