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Un parlamento europeo di guerrafondai




Il Parlamento Europeo ha votato la risoluzione per togliere ogni restrizione all’uso delle armi occidentali in appoggio a Zelensky sul suolo russo con l’esempio lampante di come la UE sia per una posizione bellica. Altrochè la pace!! Si tratta di un ulteriore spinta alla escalation guerrafondaia che da anni sta conformando la nuova politica estera dell’Unione Europea. 


Era nell’aria. L’orientamento guerrafondaio dell’Unione Europea si è capito anche dalla composizione della nuova Commissione europea voluta dalla Von Der Leyen. Sebbene proprio nelle stesse ore il Capo di Stato maggiore dell’esercito statunitense ribadiva che nessuno può vincere la guerra in corso e che, di conseguenza, l’unica possibilità reale è di far partire colloqui di pace.

La posizione ultra guerrafondaia del parlamento europeo entra a gamba tesa proprio quando il più popoloso Stato del mondo, la Repubblica popolare cinese si propone come mediatrice per un accordo di pace. Persino i paesi dell’America latina in blocco si rifiutano di inviare munizioni all’esercito ucraino, affermando di voler mantenere la loro posizione neutrale, indispensabile a favorire accordi di pace. Paradossalmente la Germania in politica estera appare, nel conflitto in Ucraina, la più moderata dopo l’Ungheria. Ciò non toglie che il governo tedesco e l’opinione pubblica del paese non abbia significativamente protestato di fronte alle prove sempre più schiaccianti che dimostrano come siano stati proprio gli Ucraini a mettere completamente fuori uso il gasdotto che consentiva al gas russo di raggiungere la Germania.

Costringendo in tal modo questo paese, o a comprare il molto più costoso gas statunitense o ad acquistare da altri paesi risorse energetiche, provenienti dalla Russia, a un prezzo notevolmente superiore a quello di mercato ed enormemente maggiore di quello pagato dai rivenditori (come l’India, la Turchia e la Cina). Ancor più assurdo e paradossale e viene da domandarsi (visto il principio fatto valere dai paesi occidentali contro la Russia secondo il quale non si potrebbe transigere con la difesa del diritto internazionale, quando un paese attacca e occupa territori di un altro ) perché il medesimo principio non debba valere per Israele, in Palestina e Siria o per la Turchia in Siria, rispettivamente principale alleato della Nato.

Altrettanto paradossalmente nessuno, o quasi, ricorda il motivo per cui Israele, da subito schierato con il presunto aggredito di contro al presunto aggressore, in realtà non prende una posizione netta nei confronti di quest’ultimo. Mi vien solo da pensare che economia e politica sono due facce della stessa medaglia, in fondo. Se non altro perché servono decisioni politiche per sostanziare i processi economici.

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