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Rinnovo contratti collettivi di lavoro tra concertazione e contrattazione




Con l’avvento e l’insediamento del governo di centro-destra la ripresa del confronto con le parti sociali, si è riaperto il problema del salario e della concertazione. Da alcuni anni la rivendicazione del metodo concertativo è diventata una costante del rapporto parti sociali-governo, ma i risultati sono stati ahimè modesti. 


La ragione di ciò sta, a mio avviso, innanzitutto in un carente rapporto tra concertazione e contrattazione. Le parti sociali si presentavano al tavolo con posizioni contrastanti tra di loro. Il Governo nei fatti, diventa l'unico soggetto responsabile degli esiti del confronto, sul quale gravano pressoché tutti gli oneri, politici e finanziari di una eventuale intesa. Tale divergenza, a mio avviso, si manifesta in due direzioni: nella carenza di contenuti della contrattazione e in un insufficiente rapporto tra contrattazione e concertazione.

Risulta abbastanza evidente che la contrattazione collettiva nel suo insieme soffre di una carenza complessiva di contenuti rispetto alle concrete condizioni di lavoro. Il contratto nazionale possiede una struttura eccessivamente rigida che rende limitata la sua efficacia regolativa. La contrattazione decentrata vive di esperienze significative che difficilmente potranno assumere una linea strategica generale.

Queste valutazioni mi portano a constatare che la questione cruciale del rapporto tra l'obiettivo di fare maggiore uguaglianza nelle condizioni complessive dei lavoratori e l'obiettivo di determinare più direttamente tali condizioni in relazione alle differenze ed articolazioni del sistema produttivo e dei luoghi di lavoro, ha bisogno di un sistema contrattuale articolato, nel quale, oltre alla contrattazione decentrata, si determini un’accelerazione alla contrattazione a livello confederale. Solo con un apporto di orientamenti e decisioni condivise tra le parti sociali il confronto con il governo acquista incisività ed efficacia, anche nella fase di gestione delle intese.

Pensare che la sintesi tra posizioni contrastanti tra gli stessi sindacati e le controparti imprenditoriali possa essere realizzata dal governo, significa assegnare a quest'ultimo un compito di supplenza che, come l'esperienza ha dimostrato, non garantirebbe i risultati raggiunti. In tempi di particolare difficoltà e con i margini ristretti nei quali si deve praticare la politica economica e sociale, non esistono rimedi alla diretta assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori della concertazione, portando ognuno un apporto specifico alla decisione finale.

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