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Leggo dai giornali locali le varie interpellanze della minoranza presentate al Consiglio Comunale di Mantova sul piano triennale del DUP.
Intanto sarebbe opportuno spiegare ai cittadini cosa sia il DUP? Il documento unico di programmazione (in acronimo DUP) è il principale strumento per la guida strategica e operativa del Comune, e rappresenta il presupposto necessario di tutti gli altri strumenti di programmazione. Il Dup è il più importante atto nella gestione degli enti locali, il principale strumento che raccoglie i caratteri qualificanti della programmazione, propri dell’ordinamento finanziario e contabile delle amministrazioni pubbliche: la valenza pluriennale del processo, la lettura non solo contabile dei documenti e il coordinamento e la coerenza dei vari strumenti della programmazione. La programmazione è il processo di analisi e valutazione che, comparando e ordinando coerentemente tra loro le politiche e i piani per il governo del territorio, consente di organizzare, in una dimensione temporale predefinita, le attività e le risorse necessarie per la realizzazione di fini sociali e la promozione dello sviluppo economico e civile.
A mio modo di vedere solo attraverso il responsabilizzare preventivamente la comunità si potrà avere una visione condivisa. La partecipazione, l’ascolto e il dialogo sono strumenti fondamentali per una transizione inclusiva. Solo con il coinvolgere i giovani (portatori di passione e curiosità) nonché anziani per la loro vulnerabilità, si potrà guidare questo processo di trasformazione. Perciò occorre pensare a politiche rivolte a questa fascia della popolazione, favorendo l’accessibilità alla casa, alle opportunità lavorative e ai servizi dedicati alle persone anziane, per favorire il loro benessere, la loro autonomia e migliorare la loro qualità di vita. Certamente la rigenerazione urbana è un tema politico che non può essere dispensato. E’ alquanto evidente, poi, come la città debba acquisire maggiore flessibilità e capacità di adattamento. Nei progetti di rigenerazione urbana di ampio respiro, l’integrazione sociale va progettata tramite spazi pubblici e servizi che creino comunità. Certamente è un fatto positivo il prendersi cura del tessuto urbano ed edilizio attraverso la rigenerazione, ma servono anche nuove strategie. Le grandi opere e le infrastrutture sono la forma più alta di sviluppo sotto ogni profilo. In questo contesto la città deve diventare laboratorio di sperimentazione, dove la trasformazione avvenga attraverso un cambio di mentalità e di cultura, e la tecnologia diventi un mezzo attraverso il quale produrre innovazione, efficientando i processi di innovazione strutturale soprattutto nel settore viario e ferroviario. È importante che queste innovazioni siano riconducibili ai quartieri periferici dove mancano servizi e infrastrutture. La città e i quartieri periferici devono ricondursi ad un’unica Comunità.
In un tale quadro di cambiamenti è importante, inoltre, sottolineare come lo spopolamento sia uno degli effetti principali della crisi demografica. Per invertire la rotta è importante enfatizzare il recupero delle capacità di crescita del territorio. Il digitale è riconosciuto come un elemento catalizzatore fondamentale per migliorare la qualità urbana e garantire la sicurezza, ma non mancano limiti normativi che indicano la necessità di politiche più attente ai dati e non invasive. Sappiamo che il modo di fare città oggi si presenta in maniera diversa da come la città si manifestava ieri. Storicamente la città è da sempre un sistema dinamico in continua evoluzione rispetto alle relazioni sociali che la costituiscono e, quindi, il fattore di mutamento è sempre oggetto di attenta riflessione. Occorre comprendere il mutamento e proiettare i suoi possibili effetti nel suo divenire e nel suo orientarsi. In che modo la città ingloba il cambiamento? Quali sono i meccanismi che determinano la nuova città? In che modo lo spazio economico, sociale e fisico della città trovano un nuovo assetto? La transizione va comunque identificata e quantificata e configurata tra “capitale umano” e “vulnerabilità sociale”.