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Quando il corpo diventa oggetto ad uso e consumo




Un fenomeno che coinvolge la nostra vita quotidiana, influenzandola su più livelli. Basta sfogliare una rivista qualsiasi, vedere un cartellone pubblicitario, uno spot televisivo oppure sui social. 


Con l’avvento dell’intelligenza artificiale chiunque potrebbe pensare che, almeno alcune di queste, non siano reali. Invece sono solo alcune tra migliaia di esempi realmente esistenti...Cosa possiamo notare? Bè, sicuramente a risaltare in primo piano sono: il corpo femminile, le pose ammiccanti, i riferimenti sessuali più o meno velati, i doppi sensi...Ma perché per pubblicizzare un prosciutto o dei gelati, è necessario e lecito utilizzare una posa inequivocabile in cui il prosciutto o dei gelati diventano dei sederi e dei sederi diventano un prosciutto o dei gelati?

Una delle ragioni riguarda il fatto che parte del messaggio pubblicitario “parla” alle “nostre pance”, “sussurra” l’idea che quel prodotto sia associato al piacere o ci farà “magicamente” avvicinare ad esso. Ma, quando si usano questi espedienti per vendere un qualcosa di neppure minimamente legato alla sfera sessuale, la motivazione alla base è un’altra, ovvero: catturare l’attenzione!

Oggi come oggi, siamo sempre più sommersi di pubblicità di ogni tipo, le vediamo di continuo nelle tv, nei nostri telefoni, sui giornali e le riviste, ma anche mentre camminiamo o guidiamo su enormi cartelloni pubblicitari. Lo fanno purchè creino controversie, che generino voci, che spingano le persone a parlarne! Corpi (generalmente femminili) vengono usati come “merce che fa vendere”, si prende la parte “che serve” e si scarta il resto, se ne dispone come si dispone di un oggetto, utilizzandolo come meglio si desidera. Si assiste alla cosiddetta mercificazione del corpo, che diviene oggetto. Quindi il corpo, o una porzione di esso, prende il posto della persona nella sua interezza e diviene un mero strumento, un oggetto disponibile all’altrui uso e consumo.

Pensiamo, ad esempio, a quale impatto possa avere un bombardamento mediatico di questo tipo, già dalla primissima infanzia, sulle bambine e sulle ragazze che crescono circondate da modelli irrealistici e sessualizzati su come dovrebbero essere (magrissime, senza difetti, disponibili e seducenti...).

Tutto ciò porta a ridurre la persona ad oggetto, togliendone l’umanità, “deumanizzandola” e ciò, non fa altro che alimentare e promuovere non solo le discriminazioni di genere, ma anche la violenza di genere e i femminicidi. In conclusione, mi sorge spontanea una domanda: tutti questi tentativi di ribaltamento sociale sono poi autentici? Oppure è marketing? Beh, una cosa è certa: l’importante è che se ne parli. Perché non si tratta di un problema sociale legato solo all’universo femminile. È qualcosa che riguarda tutti. Nessuno escluso.

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