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Premesse a una riforma del sistema politico italiano




Mentre il sistema politico italiano procede, nel suo rigido bipolarismo, verso la prossima legislatura cercare di costruire un altro percorso che salvi la nostra democrazia che consenta al nostro paese uno sviluppo produttivo e di qualità di vita, diventa un obiettivo primario. Il governo attuale, avendo superato la metà della sua prima legislatura, nonostante le crescenti divergenze tra i partiti della coalizione di centrodestra, continua la sua marcia. 


Il problema della ricerca di un ruolo più incisivo ed efficace si pone seriamente per l’opposizione, nella quale tra un movimentismo di sinistra (Pd), una sinistra ambientalista (Avs), e un progressismo identitario populista (M5S) non si riesce a dare un senso concreto ad una opposizione fatta di mobilitazione generica, senza un vero programma e una strategia di governo alternativi. In tale contesto la presenza di una nuova componente politica, capace di un apporto originale, potrebbe contribuire a superare questi punti deboli, all’insegna di un certo realismo politico, ora, del tutto assente. Si sono attuati innumerevoli tentativi di dar vita a un partito di centro, capace di condizionare positivamente i governi, ma in gran parte si sono trasformati in clamorosi fallimenti, quasi sempre dando vita a piccoli partiti marginali e subalterni alle coalizioni di centro destra.

Sostanziale è il fallimento del Terzo Polo, formato da Azione e Italia Viva, per l’incompatibilità dei due leader Calenda e Renzi. Finora i diversi tentativi non hanno realizzato risultati significativi perché nati, sulla scia di singoli leader, veri o presunti, nella convinzione che bastasse il riferimento di un soggetto con funzioni di federatore perché si raggiungesse il risultato. L’esperienza ha invece dimostrato che la politica, per sua stessa natura, si basa su una “leadership collettiva”, capace di esprimere le competenze idonee a ricoprire i diversi compiti di governo.

Comprendo anche, a mio avviso, che la complessità e la difficolta di un itinerario del genere, richieda un duro lavoro da realizzare, soprattutto fuori dai riflettori dei media e dei talk show televisivi. Tra l’altro sarebbe necessario metter mano alla legge elettorale perché l’attuale Rosatellum consegna ai partiti, con la scelta dell’ordine dei candidati nelle liste, la possibilità di precostituire gli eletti, alterando di fatto il rapporto eletto- elettore. Di particolare rilevanza rimane, a mio modo di vedere, che l’identità politica dovrebbe caratterizzarsi per un “riformismo attivo”, capace di influenzare quella gran parte di elettorato che si è astenuto dal voto.

I contenuti necessari dovrebbero esprimersi in una rigorosa democrazia rappresentativa artefice dei diritti umani e del lavoro, in una economia sociale di mercato capace di misurarsi con i nuovi problemi creati dalla innovazione digitale e dalla Intelligenza Artificiale tramite anche un ruolo fondamentale delle relazioni industriali tra le parti sociali, per una crescita di relazioni sociali nei diversi aspetti, soprattutto verso un nuovo volto di un “Unione Europea Federale e di una geopolitica di pace”. Questa è la situazione che una riforma del nostro sistema politico dovrebbe affrontare. Per affrontarla con qualche speranza di successo è necessario favorire un assetto di rappresentanza composto prevalentemente da partiti che rinuncino alla facile demagogia del populismo e convergano sui punti base di un programma di ricostruzione economica, sociale e culturale del nostro Paese: un programma purtroppo lento e faticoso, della cui necessità è difficile convincere gli elettori.

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