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Durante queste emergenze di intolleranza socio- politica sono emerse nuove sfide: da un lato, sono sorte forme di pensiero negazionista, dall’altro, vi è chi ritiene che i governi stiano approfittando di sistemi tecnologici avanzati per introdurre più controllo e meno democrazia.
Chi decide sulla libertà di parola? La libertà di espressione è quindi un diritto fondamentale ma non assoluto? È certamente un pilastro della democrazia!! Col tempo, la libertà dei media e di parola è diventata una componente fondamentale dei governi democratici, dato che il diritto alla libera espressione mostra l’apertura di un sistema politico a permettere controlli sul e in suo potere e a prendersi le sue responsabilità. Oggigiorno, la libertà di espressione sta affrontando minacce crescenti.
Da un lato, gli autocrati si stanno moltiplicando così come le persecuzioni dei media indipendenti e degli attivisti sociali. Dall’altro lato, l’influenza sempre maggiore delle grandi aziende tecnologiche ha creato nuovi problemi per i sistemi democratici esistenti. Una combinazione di entrambe le sfide, leader autoritari e nuovi media, si è incarnata stanze dei bottoni di governi a prescindere.
Tuttavia, la decisione di social come Twitter, Facebook, Tik Tok di sospendere gli account ha anche lasciato irrisolte alcune questioni di fondamentale importanza: con quale autorità hanno il diritto di decidere quali affermazioni siano accettabili o meno? Dove si trovano i limiti tra i discorsi di odio e la libertà di espressione? I social media stanno portando all’erosione della libertà di stampa plurale e indipendente? Ci si può quindi nascondersi dietro cortine o infingimenti?
La vicenda di Telegram è di tutt’altra cosa dove gli utenti hanno iniziato a condividere ogni tipo di materiale senza moderazione. L’ invito, da parte mia, è quello allora di fermarsi NON un attimo o qualche ora, riflettendo intorno a questa destinazione a cui nessuno può voltare per davvero le spalle !!