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Però il fenomeno non si arresta, con le relative conseguenze sulla salute psicofisica degli anziani e sull'equilibrio complessivo della collettività. Difatti il mancato rispetto della dignità dell'anziano provoca un cambiamento dell'atmosfera famigliare, che induce disagio e sofferenza sociale. Ma allora la famiglia rischia di perdere il proprio ruolo di cellula fondamentale della società, come è stata forse troppo retoricamente definita in passato?
C è chi sostiene che la presenza dell'anziano riguarda solo una parte della convivenza famigliare; però uno stile irrispettoso, egoista, insensibile esprime un disagio che ricade sull'intera famiglia. L'anziano, molto spesso, non viene coinvolto nelle decisioni, piccole o grandi, negli eventi più significativi di festa o di dolore, non viene interessato nemmeno alle attività giornaliere. L'anziano vive nel suo cuore un grande dolore, che la famiglia non percepisce, sia per un'egoistica cecità, sia perché ritiene, che l'anziano viva bene nel suo isolamento e nella separatezza. Senza un'atmosfera di pazienza in famiglia, la marginalità e la solitudine psicologica dell'anziano proseguono, accompagnate da una progressiva diminuzione della capacità di ricordare e di interazione, fino alla comparsa di deficit più o meno gravi delle funzioni cognitive. Così l'anziano entra in una spirale senza fine, con conseguenze progressivamente più gravi per la sua salute e per la possibilità di avere un rapporto positivo con la famiglia. Tale sofferenza non sempre dichiarata, tende ad autoalimentarsi, senza che i famigliari se ne accorgano (o fingono di non accorgersi).In molte famiglie, fortunatamente, il rapporto non è venato di marginalizzazione, ma da una scelta di generoso, reciproco aiuto, che dà senso alla convivenza tra le generazioni.
Oggi la frequente trasformazione anche formale del legame famigliare espone l'anziano a condizioni di imbarazzo, perché si sente ospite di una convivenza precaria, nella quale uno dei due componenti della coppia può non avere piacere di condividere la giornata con l'anziano. Questa condizione viene vissuta dall'anziano, che sente di essere di peso a causa di una frequente minore capacita di autogestione casalinga, come invece capita meno alla donna, spesso più abituata percentualmente a occuparsi della casa (anche se talvolta intuisce che il legame è più pratico-commerciale che affettivo). La condizione economica è altresì causa di tensioni, perché la nonna è accusata di non contribuire adeguatamente al bilancio. Al contrario, se la nonna mostra attenzione sia al bilancio famigliare sia nei riguardi dei singoli componenti, l'atmosfera si rasserena. Accade che in famiglia si adottino comportamenti che la nonna non ritiene di dover approvare sul piano morale o religioso; si creano situazioni di disagio non sempre verbalizzato, ma che rovinano la qualità della convivenza. Concludendo spetta alla persona anziana mostrare tolleranza e comprensione, facendo capire che l'affetto prevale sulle sue idee, alle quali peraltro può restare fedele.
Sembrerebbe, quindi, che l'impegno dei componenti della famiglia possa creare buone relazioni anche in situazioni che richiedono particolari attenzioni e qualche sacrificio. Il tutto, però, funziona solo se in famiglia ci si astiene da posizioni critiche sulla persona anziana con la quale si convive.