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Ma cosʹè la destra, cos’è la sinistra !?




Ma cosʹè la destra, cos’è la sinistra !? Si chiedeva un artista anticonformista come Giorgio Gaber nel ritornello di Destra – Sinistra, una sua canzone del 1994. E certamente la sua critica popolaresca, irriverente, scanzonata, all’uso – e soprattutto all’abuso – della dicotomia destra/sinistra coglie oggi come oggi ancor più nel segno. 


Difatti in questa campagna elettorale in vista delle Europee sto assistendo infastidito ad un invero e farsesco protagonismo partitico. In Italia non ci facciamo davvero mancare nulla. Ci sono i sovranisti poi ci sono i riformisti gli anti sovranisti. L’uscita poi di Macron che vuole rifilarci il suo ombrello atomico in vista di una guerra mondiale. Siamo entrati in un vicolo chiuso.

La Meloni e la Schlein che vengono dipinte come due rivali acerrime sulle due questioni sociali del futuro dell'Europa quali l'austerità e la guerra la pensano esattamente allo stesso modo come hanno altresì votato allo stesso modo sul patto di stabilità e sulle politiche di riarmo addirittura sull'uso di fondi del PNRR per comprare più armi in un'Europa. È ovvio che non c'è nessuno che in questo momento riesca a uscire da questa gabbia mentale nella quale siamo entrati.

Ma se la UE in questo conflitto non brilla per credibilità pure la NATO sembra tentennare anche a causa delle ultimissime dichiarazioni di Stoltenberg. Una democrazia non può reggere per molto tempo prendendo in giro se stessa e i cittadini.

Ma dopo questi anni di farsa tristissima un’altra cosa deve essere ovvia per chi ha ancora un minimo di onestà intellettuale: non è possibile andare avanti con un sistema che fa acqua da tutte le parti. E tutti fanno le barricate per difendere la doppia verità.

Ma se tutti sono coinvolti in questo infinito gioco di specchi deformanti, di maschere indossate e tolte senza soluzione di continuità, evidentemente il problema è altrove, è nella grande menzogna che continua a raccontare di un sistema bipolare ormai morto e sepolto.

È venuto pertanto il momento di domandarsi quanto sia giusto, utile e anche deontologicamente corretto fingere di prendere sul serio tutto ciò. E quanto invece proprio questa reiterata finzione abbia contribuito a rendere il nostro dibattito pubblico quello che è, precipitandolo irrevocabilmente nell’abisso della farsa. 

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