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L’intervista inquietante del presidente argentino e anarcocapitalista milei




In occasione della sua visita in Italia, il presidente argentino Milei ha rilasciato un'intervista: “Sento un profondo disprezzo per lo Stato. Ritengo che lo Stato sia il nemico, penso che lo Stato sia un’associazione criminale”. C è chi lo definisce il Trump argentino. La spina dorsale della sua campagna è l’economia. Milei è diventato famoso grazie alle sue continue apparizioni nei talk show televisivi che dominano la programmazione delle tv locali. 


Il suo stile è decisamente sopra le righe, non ha mai risparmiato insulti e improperi ai politici tradizionali, di destra e sinistra: “Fanno tutti parte della stessa casta – ama ripetere – la loro unica preoccupazione è conservare i loro privilegi, non gli interessa né il progresso della nazione, né tantomeno le condizioni di vita della popolazione”. Lo pensa anche la maggior parte degli italiani: quel popolo di astensionisti? Ci troviamo di fronte ad una sorta di rovesciamento epocale della politica!?

E’ deplorevole il solo comportamento dell’ignorante che odia la politica? Oppure bisogna porre prioritariamente l’attenzione su chi prende le decisioni politiche; interrogarsi se questi lo fanno avendo cura di comprendere, rappresentare e coinvolgere anche gli scettici, gli indecisi, gli incazzati, gli indolenti; se mantengono le promesse fatte; se sono competenti ed efficaci nel governare e nell’amministrare? E chi, se non i partiti, dovrebbero averne la cura e la responsabilità!? Per fermare e contenere il crescente astensionismo serve un robusto intervento dei partiti e sui partiti.

Oggi il sistema dei partiti è la vera componente di debolezza. Non che non ce ne siano, anzi sono in sovrabbondanza!! Si formano, si dividono, si reincarnano. Ho scoperto in questi anni il partito populista, plastico, aziendale, dei sindaci, nazionalista, regionale, del solo leader, elettorale, quello dei responsabili, quello della rete e così via. Tutti con una caratteristica in comune: assolvere ai compiti che la dinamica politica e che nostra Costituzione assegna loro. Riassumo la questione ponendo tre interrogativi: i cittadini oggi riescono ad associarsi liberamente in un partito?

E se si, concorrono veramente a determinare la politica nazionale? E questo avviene con metodo democratico? Chi sopravviverà a questo inferno Dantesco? Chi potrà essere in grado di rispondere agli interrogativi posti in precedenza? Ovvero quelli che sapranno rendere fluida l’adesione, costruire solidi legami associativi, valorizzare e premiare la militanza e non l’appartenenza a cerchi magici. Interloquire con la rappresentanza sociale e proporre programmi e progetti concreti e non semplificazioni propagandistiche.

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