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L’intelligenza artificiale e l’algoritmo due facce della stessa medaglia




Ai giorni nostri l’intelligenza artificiale occupa i primi posti e sulla nostra pelle sotto ogni profilo sia esso lavorativo che di vita quotidiana. Matematica ed informatica sono un tutt’uno. In tutti i network spesso si parla di algoritmi. 


Visto che l’argomento è assai importante per il nostro vivere a modo mio cercherò di fare informazione. Inizierei dal funzionamento dei motori di ricerca o dei social network come Facebook o Instagram, che ci propongono contenuti e pubblicità in base alle nostre preferenze.

Come fa un sito web ad azzeccare le proposte giuste per ogni utente? Semplice: mediante un algoritmo. I portali adottano, infatti, speciali e complesse formule matematiche che, analizzando le ricerche e i gusti della persona, giungono a determinare, e talvolta prevedere, i suoi interessi: ciò si traduce in spot e promozioni mirate e più efficaci.

Vi è mai capitato di cercare qualcosa su Google, ad esempio una pizzeria nella vostra città di residenza? Nei giorni immediatamente successivi, il vostro dispositivo sarà invaso di contenuti pubblicitari riguardanti attività simili. Tanto per esser chiari l’algoritmo ha preso in considerazione i nostri dati ed ha calcolato le nostre possibili ricerche future.

E’ bene altresì precisare che gli algoritmi non vengono impiegati soltanto per inviare spot mirati agli utenti di Google o di altri social. Vengono utilizzati per una miriade di altri servizi. Un esempio lampante è quello di un navigatore GPS messo a disposizione su ogni dispositivo informatico. In base alla velocità e alle distanze percorse, infatti, questi strumenti informatici riescono a prevedere l’esatta posizione e tempistica di arrivo e a suggerirci il percorso più breve.

Gli algoritmi e l’intelligenza artificiale alimentano pertanto l’immaginario collettivo con un processo talmente veloce e molto spesso incomprensibile per la gente comune. Nel campo medico è pieno di esempi, che si tratti di oncologia, oftalmologia, radiologia o cardiologia: alimentati con dati massicci (ad esempio, immagini mediche), gli algoritmi, così addestrati, sono in grado addirittura di individuare le patologie. Per eccesso o per difetto la cosiddetta intelligenza artificiale potrebbe portare una macchina al pari di un essere umano sotto l’aspetto cognitivo. Potrebbe persino, in una visione fantascientifica, essere in grado di provare emozioni. Nel mondo del lavoro spesso si ricorre agli algoritmi. In alcune ipotesi, l’algoritmo supporta l’uomo. in altre ipotesi, l’algoritmo è una prospettiva meno felice per il lavoratore. Diverremo semplici esecutori e controllati in ogni momento. L’algoritmo si sostituirà al datore di lavoro nella gestione della forza lavoro in tutte le sue competenze.

Il lavoratore verrà certamente liberato da un lavoro ripetitivo e, di conseguenza, le sue condizioni di lavoro miglioreranno ma subirà un controllo incondizionato. I professionisti della salute utilizzano da tempo l’intelligenza artificiale per la prevenzione, il processo decisionale e persino la preparazione di atti medici. L’intelligenza artificiale può arrivare a consigliare la cura.

Nella prospettiva futura già si parla di telemedicina. Per altri ordini professionali e di concetto quali avvocati, notai, commercialisti etc le soluzioni digitali consentiranno di automatizzare i loro compiti. I servizi non saranno risparmiati, poiché il progresso della robotizzazione, dell’automazione e della tecnologia digitale tenderà a sostituire l’uomo con la macchina: sparirà lo sportello, il bancario sarà virtuale e il personale alla cassa del supermercato non sarà più che un ricordo. Infine, sotto l’effetto del progresso tecnologico, i lavori industriali e di servizio poco creativi e ripetitivi prima o poi scompariranno.

Ciò alimenterà la polarizzazione del mercato sul lavoro. Gli algoritmi verranno utilizzati anche per gestire le carriere dei dipendenti in tutte le fasi del rapporto di lavoro. Le decisioni di assumere, promuovere, premiare o punire determinati lavoratori, o addirittura di licenziarli, verranno guidate dagli algoritmi persino nella decisione finale. In conclusione di queste possibili realtà future non saranno direttamente le tecnologie ma l’uso che ne verrà fatto. Qualsiasi scelta inciderà sulla condizione umana delle generazioni future più di quanto non faranno le tecnologie e i loro algoritmi.

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