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Pubblicità in senso proprio, soprattutto propaganda, induzione a condotte, atteggiamenti, idee, stili di vita, convincimenti per emulazione, coazione a ripetere, pieno di esempi e modelli comportamentali. Si va via via profilando una società di spettacolarizzazione. Un nuovo modello di convivenza sociale tra individui, mediato dalle sole immagini. Un potere che si serve dell’intrattenimento per trasmettere messaggi attraverso un sofisticato meccanismo di orientamento che possiamo chiamare propaganda o indottrinamento. Il progresso che riempie ogni nostro gesto di vita.
Persino la scienza è stata mobilitata. Un apparato che impregna ogni ambito della nostra quotidianità. Bersaglio preferito l’umanità come individuo. In questo senso, la nostra convinzione, che non è detto che assurga a verità sociologica. Con l’avvento dei social media si è enfatizzata la necessità di esibire i propri comportamenti indotti, soprattutto gli acquisti e i viaggi, ma anche il cibo e incontri. La maggioranza segue il vizio con lo stesso conformismo irriflessivo.
Quasi tutto ormai dipende dai modelli prestabiliti, specialmente se testimoniati da persone di classi elevate. Una volta era l’aristocrazia di sangue, poi quella del denaro, adesso bastano i divi dello spettacolo e dello sport. A cominciare dall’abbigliamento, dalle acconciature, dai gusti sino alle condotte di vita sino ai nomi da imporre ai propri figli. Anche in quell’ambito, siamo fuorusciti da ogni tradizione culturale, nazionale e familiare, per finire nella bizzarria esterofila e nel ridicolo.
L’intero sistema di intrattenimento globale che forma e sforna nuove coscienze o per meglio dire incoscienze è pagato dalla pubblicità, lo sport professionistico, l’offerta televisiva, perfino il sistema tecnologico. Il sistema offre così connessioni e/o servizi gratuiti purchè ricevere annunci pubblicitari, non c’è più bisogno di ricorrere a messaggi subliminali.
Ormai ingurgitiamo, ruminiamo tutto. Un qualsiasi programma televisivo viene interrotto ogni dieci, dodici minuti con i cosiddetti messaggi promozionali. Per non affievolire l’interesse hanno pensato a tutto: l’audio più forte, colori più intensi, fotogrammi che scorrono velocemente. La ripetizione dei messaggi è un elemento fondamentale. Scientificamente è dimostrato che ciò che viene udito più volte produce accettazione e dipendenza. Il ruolo della musica è diventato essenziale. Lo scopo è abbattere il senso morale, il pensiero critico, la capacità di tenere a freno il principio di piacere. L’immagine deve superare la parola e ancor più ciò che è scritto. Trionfa un voyeurismo di massa che si accontenta e pretende immagini sempre più forti, colori più intensi, sensazioni istantanee. Tutto ciò allontana il pensiero, la critica, il giudizio, per i quali vengono abolite le parole e i concetti relativi. Il telefono cellulare prima, lo smartphone hanno poi accentuato l’impoverimento del vocabolario, attraverso l’uso di sigle, acronimi, pittogrammi come gli “emoticon” ( dette anche faccine o smiley) E’ questa l’esigenza primaria dell’essere umano contemporaneo!? Non più sentimenti o stati d’animo, duraturi, forti, pensati, ma semplici emozioni, stati psichici affettivi momentanei consistenti nella reazione a percezioni o rappresentazioni.
Assistiamo inerti alla caduta delle difese razionali, dei limiti e dei sentimenti in chiave etica e morale. Occorre imparare a non credere, della serie “c è anche chi non la beve”. Importante è che si comprenda che il significato delle parole chiave imposte dal potere è la sua menzogna massima. Progresso, libertà, liberazione, tolleranza, democrazia, mercato, significano per questi lor signori, legittimati al potere, il contrario preciso di ciò che ci costringono a credere.
Se le nostre idee, scelte, gusti sono dirette da loro, significa che la nostra identità è irreversibilmente condizionata dall’accettazione. Progresso uguale a regresso, libertà come schiavitù. Mi sovviene una frase di un pensatore liberale e liberista che è stato uno dei massimi esponenti della scuola austriaca e critico dell'intervento statale in economia: chi possiede tutti i mezzi, determina tutti i fini.
Sebbene la massa, tuttavia, interrogata singolarmente, sia portata a ragionare e prendere posizione o almeno intuisce che così non va. Nulla ahimè cambia. L’aver fatto passare ciò che accade come ineluttabile, un destino, un dato insovvertibile previsto dal progresso, confinando pensiero critico, dissenso, ribellione nel recinto dell’anacronismo e dell’ignoranza.