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L’atmosfera natalizia e il ripercorrere le tradizioni locali




Con l’avvento del Natale si riaccendono le luminarie e con esse si ripercorrono le tradizioni. Riecheggiano gli albori passati della Santa Lucia. Ma con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale verranno mantenute? E, soprattutto, le nuove generazioni sapranno mantenere in vita quella cultura che ha contrassegnato l’identità e la cultura di ogni territorio? 


Tramandate da una generazione all'altra, sono una testimonianza viva di una cultura legata alla natura e alle stagioni, ai cicli della vita, ai riti e alla devozione religiosa. Senza voler alimentare nostalgie di un passato ormai trascorso, mi pare che il ricordo della tradizione e di semplici e genuini valori, possano rimanere un elemento vitale.

Quando si perde il contatto col nostro passato, con le nostre radici, quando si perde l'orgoglio della nostra storia, della nostra cultura e della nostra lingua, si smette di pensare, di creare. Le tradizioni sono di massima importanza perché ne definiscono l’anima e l’identità. Oggigiorno, ovunque sentiamo parlare di "tradizioni", ma quasi sempre le nuove generazioni non si rendono conto di che cosa siano: le tradizioni sono sacre e devono essere accettate come regole di vita, sono un patrimonio morale ricevuto dai nostri avi di cui dobbiamo farne tesoro di vita, trasmettendone i contenuti.

Penso che sia doveroso, provare a fare qualcosa per cercare di preservare e valorizzare la preziosa identità culturale di esse, dei valori che ci hanno accomunato, anche in questa epoca orientata solo alla crescita economica e al consumismo frenetico, alla ostentazione. Riscoprire il passato e i suoi suoni, giochi e scene di vita quotidiana quasi dimenticate, tuffarsi nel passato fino ai tempi dei nonni e di conoscere le radici e il patrimonio culturale del nostro paese, favorisce sicuramente lo sviluppo del senso di appartenenza e di identità culturale e soprattutto custodisce in noi un mondo che non c'è più: la calma dei tempi andati con i suoi riti, la sua povertà, ma anche la sua allegria.

A volte si fa fatica a ricordare alcune particolarità di quando eravamo piccoli ma arrivano dei momenti in cui senti quasi l’esigenza di individuare alcune vecchie tradizioni anche per avere una diversa chiave di lettura del nuovo. In questo mio pensiero mi piace ricordare alcune delle tradizioni che hanno segnato la vita dei ragazzi della mia generazione. Ricordi d’infanzia e della cultura contadina ormai tramontata, fonte di aneddoti incentrati in quel modo di vivere ormai dimenticato, attività che un tempo scandivano il passare delle stagioni nella vita dei contadini. In questa entità locale le famiglie trovavano tutti i riferimenti culturali ed i servizi dei quali potevano avere bisogno. Per non parlare delle feste patronali.

Mi sovvengono in mente le processioni, le bande, le bancarelle, le giostre e i fuochi d’artificio. Queste feste rispondevano e ancor oggi al desiderio e alla necessità vitale della comunità di dare spazio alla spiritualità e alla socialità, attraverso manifestazioni di gioia, per interrompere la monotonia del quotidiano. Un momento di forte identificazione in cui tutta la comunità debba sentirsi naturalmente coinvolta. Oggi, sembra che abbiano preso il sopravvento altri elementi che rischiano di svuotare il contenuto specificamente umano perdendo così anche il carattere di occasione favorevole di incontro e di dialogo.

Chi poi di noi veterani non ricorda con nostalgia i pomeriggi passati a giocare, quando finalmente arrivava la bella stagione, fino a che le mamme non ci reclamavano per cena? Giochi per lo più praticati all’aria aperta per le strade e nelle piazze e nei cortili, erano semplici passatempi che richiedevano velocità, destrezza e tanta fantasia, erano sempre accompagnati dalla gioia dello stare insieme e poter condividere anche le piccole cose. Lasciamo per un attimo lo smartphone. Le tradizioni sono, le nostre radici. Un paese senza tradizioni è un popolo privo di anima.

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