News

L’associazionismo con l avvento del digitale




Tra la mia generazione e quella di oggi c’è francamente un abisso. Io appartengo a quanti bisognava incontrarsi di persona per parlare, discutere, fare le cose insieme, e da qui il passo successivo era magari quello di formalizzare un gruppo, un’associazione con una connotazione precisa: culturale, teatrale, sportiva, sociale, politica... 


I giovani di oggi sono quelli che, più che essere in contatto, si “connettono”. Potrà sembrare lo stesso, ma non lo è, perché il “contatto” include il concetto della fisicità, mentre il “connettersi” è un fatto esclusivamente virtuale da espletarsi virtualmente, appunto, attraverso “La Rete”. L’habitué spasmodico del web comporta spesso una dipendenza legata all'utilizzo intensivo e ossessivo di internet in tutte le sue forme, dalla navigazione sui social network, alla visualizzazione di filmati, al gioco online. Oggi sempre più ci si parla, ma non ci si vede o, se ci si vede, lo si fa attraverso una web cam la quale, come si sa, esclude tutto ciò che la madre natura ci ha donato. Insomma, non ci si “fiuta” più, il conoscersi, il frequentarsi è mediato da uno schermo, che si frappone fra gli interlocutori.

L’avvento di internet ha cambiato il modo di ragionare, relazionarsi, di agire. Insomma, siamo una civiltà che si nasconde dietro gli schermi per non agire di persona, per evitare contatti che richiedono di palesarsi per quello che si è, di rischiare anche solo il giudizio altrui. Si sa, dietro uno schermo ci si può inventare qualunque identità. I giovani d’oggi, attraverso quelli che vengono definiti “social network”, vivono una vita associativa paradossalmente virtuale. E’ la morte lenta dell’associazionismo reale. Le associazioni sono sempre più relegate a meri reperti storici di un mondo in disuso. È l’affermarsi di un unico dispositivo sensoriale che assieme alla scrittura spesso menzognera, ora comanda su tutti gli altri sensi di cui la natura ci ha dotato. A me dà l’idea del trionfo della solitudine dell’individuo, dissentendo dal reale e al riparo da ogni rischio. Ma il rischio, invece c’è: la regola è quella del “divide et impera”.

Una umanità di persone sole e incapaci di contatti reali e più facilmente manipolabile. Il passeggiare la sera nelle vie della città è per me un vago ricordo. Ci si incontrava tra amici, conoscenti e ci si scambiavano idee, facevamo progetti in una sorta di associazionismo spontaneo. Ecco, come eravamo: i figli di una civiltà sana e vera, in cui si difendevano strenuamente i valori in cui credevamo. Esisteva quel senso di appartenenza e la paura di esporsi non sapevamo nemmeno cosa fosse. E allora almeno proviamoci, salviamo il patrimonio dell’associazionismo in ogni campo, cambiamolo, adeguiamolo ai tempi, ma non permettiamo che venga disperso, fagocitato da mostri multimediali che pretendono di essere l’unico filtro tra noi e il mondo. Un mondo Matrix, francamente, mi fa paura e non mi piace per niente. 

Ultime News