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Si è reso poi conto che non sapeva far nulla. È senza dubbio vero che a forza di stare sui social siamo in grado di lavorare su svariate questioni simultaneamente. Ma è altrettanto vero che lavorando su dati eterogenei e di senso diverso, magari sullo stesso argomento, finiamo col perdere la capacità di pensare in modo globale.
Anche nella scuola il lavoro di sintesi concettuale del pensiero riesce sempre meno alle nuove generazioni e presi tra mille test preconfezionati senza addivenire ad un discorso compiuto. Si è premiati più sulla velocità dei fotogrammi di un video piuttosto che sullo sviluppo di una storia in un confronto dialettico. Questo processo conoscitivo frammentario non aiuta alla costruzione della propria identità se non con dei limiti. I giovani d'oggi si trovano perfettamente a proprio agio nel gestire l'universo del ciberspazio e si adattano senza difficoltà alla moltitudine di realtà simulate che compongono l'economia culturale nel web. Oggi nello sviluppo cognitivo-identitario dei giovani è in atto un cambiamento di riferimenti concettuali che faticano ad essere valorizzati al di fuori del ciberspazio. Prende così corpo la personalità multipla. Una sorta di temporanea e frammentata coscienza utilizzata in gran parte nella rete virtuale.
Questo processo porta al surreale, chiusi nel loro mondo. Nell'era che ci attende, la grande frattura sarà tra coloro la cui vita è sempre più legata al ciberspazio e coloro che, invece, non avranno mai accesso a tale processo. Sarà questa fondamentale scissione a determinare buona parte dello scontro culturale negli anni futuri. Concludendo cosa è bene perché i giovani si costruiscano una solida identità personale? La risposta è semplice e complessa: bisogna essere capaci di leggere in profondità ogni accadimento e al contempo saperlo collocare nel senso degli avvenimenti. Nulla di nuovo in tutto ciò?
No, molto di nuovo, perché questo processo un tempo lento oggi avviene con grande rapidità e la contemporaneità impone scelte rapide e anticipate. lI rischio è di rimanere fuori dal flusso dinamico del vivere comune, marginalizzati. Una condanna? No, una scelta, non per questo deprecabile e non per questo priva di senno. C'è posto per tutti in questo mondo basta capire cosa si vuole per la propria felicità.