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La visione di una famiglia tipo nell’esercitare la potesta genitoriale




Da buon veterano corre l’obbligo di raccontare la mia esperienza come genitore e padre. Oggi significa ricoprire un ruolo non del tutto scontato. 


Oggi si è chiamati ad improvvisare, personalizzare, reinventare cercando quell’amalgama tra innovazione e tradizione. Fortuna vuole che sia lontano il tempo del “padre padrone” o del “capo famiglia”. Oggi è richiesto di partecipare sia materialmente che affettivamente alla vita dei figli, fin dalle fasi adolescenziali. Non ci sono modelli genitoriali precostituiti. Non è facile dunque costruire un dialogo con sé stessi prima e con i propri figli poi, perché le parole sfuggono. Il tempo è tiranno perché le stesse vengano soppesate e maturate. Tutto avviene velocemente. I figli crescono ad un ritmo insostenibile.

Per mia provata esperienza scrivere una lettera al proprio figlio o alla propria figlia può essere uno strumento sia di avvicinamento che di crescita. C è chi pensa che non sia affatto funzionale. Comunque sia il ruolo di padre ha subito notevoli trasformazioni nel corso del tempo, sebbene la sua importanza non sia mai venuta meno. Rispetto al passato i padri di oggi sono più predisposti al dialogo e al contatto fisico con i figli. Altro cambiamento in atto riguarda l’espressione dei sentimenti e delle emozioni. Il vecchio padre padrone, che non concedeva una lacrima e tantomeno un sorriso, è ormai superato.

Il padre di oggi si lascia coinvolgere emotivamente dai figli, coccolandoli, accarezzandoli, giocandoci insieme, mostrandosi per quello che è. Il cambiamento è iniziato grazie all’emancipazione della donna. La differenza rispetto all’archetipo materno sta nel fatto che quest’ultima unisce materia e spirito e poi li separa nell’inconscio. Cosa significa? All’uomo spetta il compito di riunificazione attraverso la razionalità e la logica a differenza della madre più emotiva e accogliente improntata al sentimento. Ciò non ha nulla a che vedere con le differenze di personalità e caratteriali, ma con la simbologia archetipica di queste due figure. La figura materna simboleggia il dare senza ricevere, quindi assume un atteggiamento accogliente e amorevole nell’immaginario inconscio. Il padre è percepito come una figura più fredda, meno accomodante, tant’è vero che la negazione di un padre incute più timore rispetto a quello materno. Ovviamente, nella vita di tutti i giorni, le caratteristiche materne e paterne possono coesistere nella stessa persona o addirittura invertirsi con madri paterne e padri materni.

A mio vedere madre e padre sono entrambi importantissimi, si completano a vicenda. Se la madre insegna l’importanza dell’amore come esperienza totalizzante, il padre insegna ad amare se stessi e a relazionarsi con il proprio Sè, favorendo il senso di autonomia. Senza padre l’amore diventa fusionale, senza madre l’amore diventa egocentrico. La riconnessione con la propria autenticità è possibile solo in una condizione di equilibrio interiore fra i due archetipi.

Un eccesso di materno interiore potrebbe ostacolare il raggiungimento della maturità dei figli bisognosi di protezione e affetto. Un eccesso di paternità potrebbe portare ad un esasperato individualismo così come una visione troppo razionale, lineare, mentale e dispotica della vita. Un principio paterno eccessivo, il cosiddetto patriarcato, è tendenzialmente incapace di mediare tra gli opposti. Cioè separa invece che unire. Concludendo cito una citazione di Carl Jung: La vita è un equilibrio fra gli opposti, un’alternanza di polarità, per cui la scelta migliore è mantenerli in armonia.

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