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nsomma, niente liceo e niente università, considerati troppo ambiziosi e idealistici, e soprattutto privi di sbocchi lavorativi immediati!? Mi rendo conto che le esigenze del momento a cui deve fronteggiare il mondo dell’industria, con richieste di profili professionali adeguati al sistema produttivo del momento, siano quanto mai legittime e soprattutto urgenti. Ma non si può pensare a un sistema educativo e formativo basato sul presente. Non è così, almeno io credo, che si riuscirà a colmare lo scollamento, sempre più vistoso, tra mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Non è questo che si deve chiedere all’università e alla scuola.
A mio modo di vedere nessuno può sapere oggi quali tipologie di lavoro saranno disponibili per le future generazioni: non è stato ancora inventato, non esiste tuttora. Non lo affermo solo io. Ormai il lavoro, a causa dei cambiamenti organizzativi e tecnologici, è soggetto a variazioni rapide e radicali. E aggiungo: possiamo soltanto insegnare a diventare capaci di imparare, perché si dovrà reimparare continuamente. Reimparare continuamente: ecco il “mantra” che dovrebbe riecheggiare a chi davvero a cuore la formazione dei nostri giovani e al loro ingresso nel mondo del lavoro. È questo l’autentico investimento che bisogna fare sulla formazione. Perché investire sull’acquisizione di metodi adeguati per apprendere sempre cose nuove, significa fare politica industriale in modo serio e scommettere sul futuro. È questo l’obiettivo a cui la scuola e l’università dovrebbero puntare: fornire metodi e strumenti per mettere i giovani in relazione con le sfide inedite che ci attendono. Per farlo bisogna ritornare a educare persone che diventeranno poi lavoratori in grado di rimanere produttivi e intellettualmente vivaci, e non lavoratori con competenze che rischiano di avere solo affanno. È innegabile.
La vera differenza, in futuro, la faranno la conoscenza e la competenza. Ma è altrettanto innegabile che non potrà mai mancare la passione e il coraggio di inseguire le proprie aspirazioni. Sì, proprio così, il coraggio di inseguire i propri ideali, mantenendosi sempre disponibili alla curiosità. E lo dico a ragion veduta e da semplice veterano nel tessuto sociale mantovano. Mi sembra una responsabilità enorme riuscire a motivare le nuove generazioni e infondergli il piacere dell’avventura della conoscenza e della curiosità intellettuale. Prima ancora di preoccuparsi di quale lavoro possano fare domani, è questa la vera sfida che dobbiamo cogliere, perché il resto verrà da sé. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato