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Da una parte l’indignazione per le sorti del popolo ucraino. E come negare l’orrore? Dall’altra ci porta a considerare le geopolitiche perdendo di vista la sofferenza delle vittime in quanto rapiti nel cercare ragioni che garantiscano la tenuta di interessi e profitti nazionalistici. Putin in questa fase appare come l’agente reattivo di un processo preordinato e predestinato di una progressiva destabilizzazione dell’est Europa voluta dalla NATO la cui guida è solo statunitense e non europea (come si vuol far intendere). Siamo di fronte a schemi che portano si a elementi veri ma disassociativi nel suo insieme.
È umano e indispensabile solidarizzare con il popolo ucraino aggredito, tanto quanto è ragionevole, anche se irrazionale, comprendere le ragioni storiche, economiche e geopolitiche. E cosa pensare dello Yemen, della Libia e Afghanistan e di innumerevoli altri teatri di guerra nei quali lasciamo morire innocenti senza batter ciglio!! L’ONU? Un istituzione inutile per come è gestita e rappresentata !!!
Spesso si sfoggia il corredo dei diritti universali da difendere puntando il dito sul Cattivo di turno per mera propaganda delle parti in gioco. Putin viene rubricato quale leader freddo e implacabile e in rappresentanza di interessi nazionalistici che gravitano attorno al tornaconto di oligarchi e di altri segmenti dello stato che detengono il potere. Ma quanti altri leader potrebbero rientrare in questa rubrica e nel nome della democrazia !!!
Questo conflitto è sicuramente conseguenza di lunghe e in vane trattative tra le parti in gioco. Certamente l’operazione speciale in Ucraina non è in alcun modo paragonabile ad una guerra di liberazione!!! Da qui il concatenarsi di emozioni e ragioni, sentimenti e riflessioni, il tutto contornato di inequivocabili equivoci e di plateale tifoseria. Per la pace occorre ripensare con tutti gli attori globali ad un tavolo diplomatico (fermo restando la condanna a qualsiasi guerra).
Mettere in discussione l’arma di distruzione di massa è un compito politico e senza ombra di dubbio. Perché quando l’immaginario e l’informazione si colonalizzano non vi è alcuna altra possibilità a prescindere. Fare tutto ciò senza polarizzazioni inutili, senza giustificazionismo e cecità. Questa è l’unica strada che noi cittadini, professionisti, artisti, intellettuali, dovremmo intraprendere nel nome della pace e del libero pensiero.