News

Il piano competitività di draghi? un piano di riforme che non tiene conto della realtà




Il piano Draghi sulla competitività europea è stato reso noto. Da informazioni assunte su internet mi sono messo al lavoro per capirne la portata. Ovviamente Draghi parte dall’analisi della situazione europea attuale, partendo da un peggioramento per fare della UE un soggetto autonomo e centrale. 


Da quanto ho letto e capito il piano è semplicemente politico e non indica chiaramente le responsabilità sul merito. Sembra quasi una presa per i fondelli di come sia peggiorata la bolletta energetica nell’arco di pochi mesi. Insomma, stavamo tanto bene con il gas russo a prezzi stracciati. Oggi come oggi dipendiamo dagli USA ad un prezzo quadruplicato.

Pertanto L’Europa se ne guarda bene dal dichiarare le responsabilità Usa. Per esempio poco si dice sull’espansione della Nato verso est. Silenzio ancora più assoluto sui killer materiali del gasdotto che collegava la Germania alla Russia ( la magistratura tedesca dopo approfondita indagine ha puntato il dito sui servizi segreti ucraini quando allora si adduceva la colpa alla Russia) Detto ciò e ritornando sul piano riforme, tre sarebbero le grandi trasformazioni presentate da SuperMario.

Si parte dalla necessità di accelerare l’innovazione e trovare nuovi motori di crescita. Facile a dirsi, tutt’altro che semplice a farsi. La politica industriale europea da decenni ha preferito “risparmiare” in ricerca e sviluppo, favorendo i propri profitti fondato sul congelamento dei salari, ossia sulla competitività di prezzo e non di innovazione. Altrettanto complicata la seconda fase di trasformazione, che impone di ridurre i prezzi elevati dell’energia con il processo di decarbonizzazione.

E’ cosa nota che L’Europa sia a corto di risorse energetiche proprie e anche nel settore delle energie alternative surclassata dalla Cina e altri soggetti. Per un lungo periodo non si potrà quindi fare a meno degli idrocarburi che provengono da aree ad oggi interessate da tensioni, guerre, sanzioni (l’Africa, l’Arabia Saudita, l’Iran, ecc) Terzo punto aumentare la spesa per armamenti. L’obiettivo principale resta riprendere l’antica politica coloniale di sequestro forzato delle risorse e delle materie prime strategiche.

Per farla breve Draghi ricorre nel delineare le soluzioni e di fatto poco innovative nel merito. Secondo il suo piano l’Unione Europea dovrebbe diventare uno Stato centralizzato, per garantire che le decisioni siano prese rapidamente. Il piano illustra come sviluppare innovazione tecnologica, decarbonizzazione e soprattutto industria militare ma da un punto di vista politico.

Il tutto alla modica cifra di 750-800miliardi l’anno.Come mai l’Europa ha bisogno di essere rifinanziata dopo anni di demolizione dello stato sociale? Di chi è, insomma, la responsabilità di tale crisi? E’ la fine di ogni autonomia per gli stati nazionali e dunque anche della volontà popolare? A mio modo di vedere i nemici di questo “programma di riforme” saranno tanti.

E i più incazzati dovrebbero essere i lavoratori, i giovani, i pensionati. Perché il loro ruolo sarà ancora una volta quello dei donatori di sangue. In ogni caso aggiungerei che questa classe dirigente (imprenditori, finanza, politici), se lasciata comandare ancora dai soliti noti, potrà produrre solo devastazione sociale interna e guerra. Come si suol dire Padella o brace, insomma e non di certo pace, sviluppo e giustizia sociale. 

Ultime News