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Gli influencer che diventano politici e viceversa




Gli influencer che diventano politici e viceversa. Quali sono le logiche del rapporto tra social, like e politica? Fino a che punto ci fidiamo di loro? In realtà i poteri sono trasferiti alle corporazioni che di volta in volta sono più influenti e più determinanti nel successo della competizione elettorale e nella gestione del potere. La politica praticata mi ha da sempre interessato. 


Negli anni 80/90 si era davvero consapevoli della democrazia che volevasi significare confronto, ascolto, consenso. Era l’epoca in cui i partiti avevano un ruolo predominante sulle scelte politiche economiche e sociali del paese. Oggi vige un decadimento reale dovuto al personalismo. Iniziatore Silvio Berlusconi diventato condizione di ogni creatura politica della Seconda e Terza Repubblica. Ha fatto seguito Matteo Renzi sostituito poi in modo poco felice e fallimentare da Enrico Letta. Ora lo scettro è passato nelle mani della Schlein che come altri prima di lei ha interpretato una richiesta di novità, e di rottura, rispetto agli equilibri interni dell’organizzazione di partito.

Leaderismo è anche quello di Calenda che penso sarebbe stato un ottimo sindaco più che leader di un partito. Altro passaggio di testimone che ha segnato la nascita del movimento 5 Stelle il fondatore Beppe Grillo transitato poi nelle mani di Conte. Leaderismo è pure quello della Lega, fin dai tempi di Bossi ed ora sugellato da Matteo Salvini. Leaderismo senza leadership. D’altronde va di moda parlare sempre più di “followership”.

Oggi è la volta di Giorgia Meloni, persona molta carismatica, che con un colpo al cerchio e un colpo alla botte ora si ritrova capo del Governo nonchè premier più stimato a livello internazionale. Il vero problema di questi leaders politici è che finiscono così per appiattirsi sulle lobby e sulle consorterie, dimenticando sistematicamente i cittadini. Il paese reale di fatto si allontana da quello rappresentato nelle aule delle Istituzioni, dove hanno diritto di essere ascoltati solo i residui rappresentanti dei conservatorismi. A forza di sentirsi esclusi i cittadini si escludono dalla partecipazione politica.

Non votano. Disertano le urne. E i politici, come sepolcri imbiancati, si mostrano scandalizzati ma senza riproporre alcun luogo/modo in cui la politica possa riavvicinarsi ai cittadini. Se ci accontenteremo dello status quo, se ci faremo vincere dalla pigrizia, se ci mancherà la dovuta aspirazione, se ignoreremo il piacere della decisione, non potremo certo aspettarci di veder migliorata la situazione. Sarà una sconfitta sociale, politica e morale e faremo il gioco dei soliti noti. 

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