News

Uno dei compiti principali della politica sarebbe di garantire la crescita economica del paese. Un’economia senza crescita della ricchezza non è un’economia sana ma è un’economia in declino. L'Istat (Istituto Nazionale Statistica) a tal proposito è l'ente che si dovrebbe occupare di raccogliere e diffondere i dati sul Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano. Quando leggo i dati Istat sull’economia italiana, penso che forse esistano due Italie: quella ufficiale fotografata dai numeri e quella reale di tutto i giorni che viviamo noi cittadini incluso le partite Iva.
Da informazioni assunte sul web l'economia italiana nel 2025 è attesa per una crescita dello 0,6%, con un aumento dello 0,8% previsto per il 2026, dopo una crescita dello 0,7% nei due anni precedenti. La crescita dell'occupazione prevista parrebbe più sostenuta rispetto al PIL, con un aumento dell'1,1% nel 2025 e dell'1,2% nel 2026. Sempre da una lettura sul web il Pil è formato oggi in Italia per almeno il 50% dalla spesa delle pubbliche amministrazioni, per un 25% circa dai settori produttivi (agricoltura e pesca, manifatturiero in senso stretto, edilizia). Il restante sono i servizi (alberghi, commercio, comunicazioni, professioni, ecc).
Da questa lettura parrebbe che il Pil sia in crescita. Non viene invece mai spiegato che il Pil generato dai settori produttivi sia pressochè fermo nel corso degli anni mentre a crescere è soprattutto la spesa delle pubbliche amministrazioni. Cioè quella che viene finanziata prevalentemente con le tasse gravanti sui servizi e sulle attività produttive e, quando ciò non basta, con il debito pubblico. Pertanto a crescere sono le attività improduttive. Perché è la prima che finanzia la seconda, operando sui mercati, e non viceversa.
In sintesi e banalizzando un poco il concetto, si sta riducendo sempre di più la base produttiva che produce ricchezza da tassare e aumenta sempre di più la spesa pubblica che richiede tasse per finanziarsi. In sintesi questo sarebbe il motivo sulla crisi dei conti pubblici e che fa lievitare ogni anno il nostro debito pubblico. E anche sui dati relativi al settore manifatturiero ed ai servizi è lecito chiedersi: ma davvero i dati Istat rispondono a realtà? Quanto è attendibile? Non metto in dubbio la buona fede dei ricercatori dell’istituto centrale di statistica. Ma piuttosto ho la percezione che qualcosa nell’assemblaggio dei dati non risponda a realtà.