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Anziani ed rsa – prospettive e futuro




Trascorsa l’emergenza pandemica si è sviluppato un acceso dibattito sulla necessità di una diversa organizzazione dell’assistenza da prestare agli anziani e sulla conformazione delle strutture destinate ad accoglierli. L’inserimento di una persona in un’istituzione di ricovero in modo permanente è ovviamente motivato da più ragioni. Un ruolo importante è la variabile economica. 


Non solo. Incidono fortemente le ragioni medico-cliniche e da complicanze multifattoriali di tipo sanitario e di natura psicosociale che determinano anche la perdita di autonomia. Le Residenze per anziani accolgono persone con livelli di disabilità diversi (per qualità) e differenti (per natura) e questo rende molto più complesse le risposte da fornire sul piano assistenziale.

Il fatto che le RSA accolgano persone che provengono da altri settori specialistici quali la psichiatria, la disabilità intellettiva, l’area delle patologie neurologiche cronico-degenerative ha reso molto più complessi i loro compiti. All’eterogeneità dei bisogni dovrebbe ovviamente corrispondere un aumento dell’articolazione e delle strategie assistenziali, cosa che è avvenuta solo in alcuni luoghi di ricovero mentre in altri le risposte risultano inadeguate o del tutto inesistenti.

Bene la configurazione e la nascita di Centri Diurni. Realisticamente sarebbe infatti necessario partire dalle persone e dai loro bisogni assistenziali, che non sempre sono solo di natura sociale ma che spesso hanno ragioni cliniche. In questo caso è alquanto evidente che diventi impossibile fornire una assistenza personalizzata e differenziata a ciascun paziente, finendo così per trascurare le loro specifiche necessità e, di fatto, abbandonandoli. Nell’attuale sistema sanitario agli anziani non autosufficienti non stupisce che molti vengano inseriti in RSA pur non presentando problemi assistenziali di particolare gravità. Ovviamente a casa sarebbero soli e trascurati.

Difatto non esiste un assistenza alternativa e di aiuto a domicilio, se non grazie e per volontà di organizzazioni di volontariato. In sintesi, nuovi servizi non nascono se non vengono messe a disposizione le risorse necessarie, ma è comunque necessario affrontare anche l’aspetto che riguarda i contenuti: i modelli organizzativi cambiano a seconda degli obiettivi che si intendono raggiungere. Soprattutto, non va dimenticato che l’assetto familiare ha subìto radicali trasformazioni e che potrebbe non essere in grado di occuparsi del congiunto malato. Qualsiasi forma di assistenza domiciliare a persone con gravi patologie, presuppone l’appoggio e la disponibilità di qualche familiare. Il potere delle scelte è nelle mani dei decisori, cioè del Governo. Oggi, la sensazione profonda è quella di trovarsi di fronte a decreti improvvisati e alla delusione profonda per una speranza rimasta sulla carta, al fallimento del lavoro della Commissione, alla preoccupazione di chi è persuaso della necessità e dell'urgenza di una riforma dell'assistenza agli anziani.

Infine anche alla comprensibile frustrazione degli operatori di molte RSA che sono stati feriti da frettolosi giudizi sul loro lavoro che peraltro (e fortunatamente per i pazienti) sono chiamati a continuare a svolgere anche in futuro. Infatti, nonostante le molte critiche rivolte alla RSA, queste non solo continueranno a svolgere le loro attuali funzioni, ma è facile prevedere che aumenteranno di numero: sia per l’incremento della domanda, sia per il perdurare della mancanza di forme di assistenza domiciliare che sarebbero in grado di evitare almeno una allarmante quota dei ricoveri.

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