Politica
Quando sembra ormai un dato ovvio e indiscusso la democrazia sta vivendo una grave crisi di legittimazione sostanziale, come uno svuotamento dei suoi presupposti di senso. C’è chi è disposto a mettere in gioco la propria faccia.
Questa crisi impone una riflessione sostanziale sul rapporto attuale tra cultura democratica e ideologie politiche, forme giuridiche e simboli, democrazia e globalizzazione, egemonia e populismo, etica pubblica e pluralismo. La democrazia non è solo questione di regole e procedure. Le regole e procedure esprimono e garantiscono “principi” culturali ed etici.
La democrazia costituzionale è il concetto essenziale della democrazia è lo spirito civico diffuso, popolare. Una delle principali insidie per una democrazia pluralista e aperta è oggi indubbiamente il populismo neo-reazionario e xenofobo.
Sarebbe sbagliato e politicamente scorretto pensare di rispondere ai rischi del populismo solo con la difesa delle procedure, con il professionismo politico o addirittura sanitario come nella fattispecie di questa pandemia. Il problema piuttosto è: a quale libertà?
Libertà come chiusura ostinata nel proprio interesse privato, contro gli altri? Rifiuto di ogni regola?
O è auto-determinazione consapevole, autonomia nella sfera pubblica? E ancora: è possibile e come tenere insieme le diversità che così si sviluppano? Come si ricostruisce un vincolo politico delle differenze orientato all’interesse generale? L’unica via di uscita è quella di scommettere sulla possibilità di una nuova conciliazione di “libertà soggettiva” e “libertà oggettiva”.
Certo, l’avvento dei vari populismi tematici ha colto di sorpresa la politica tradizionale soprattutto di sinistra, che si è scoperta sempre meno popolare favorendo la sterilizzazione dei conflitti e della memoria delle lotte per i diritti prodotto dalla globalizzazione economica determinando un senso di sfiducia e minaccia. Per sottrarsi a questa deriva occorrerebbe che la classe dirigente tutta, non solo quella politica, per prima cosa prenda coscienza della gravità del problema altrimenti rimarrà solo l’emigrazione interna dei propri talenti e interessi altrove, dove gli standard di una convivenza civile sono assicurati.
La sfida per una politica democratica contemporanea è di duplice aspetto: da un lato individuare un modus operandi per prendere sul serio la politicizzazione delle soggettività e il bisogno di loro autonomia. Dall’altro costruire nuovi contesti di compatibilità in vista di un interesse comune. Pertanto la revisione di ordinamenti delle soggettività è un passaggio essenziale per evitare la connessione tra un nuovo stato sociale omologato e un potere neo- autoritario seduttore. Il Comitato Civico Viva Mantova ha pertanto intrapreso un percorso un ciclo di incontri con intellettuali di libero pensiero a dipanare pertanto le seguenti questioni:
Per chi vorrà aderire contattare la presidenza 3356068289