Politica
La pandemia e la correlazione tra tecnologia/scienza e socialità ci hanno fatto capire quanto le attuali tecnologie digitali siano, si essere, utili per mettere in relazione le persone come anche ci hanno fatto capire come la presenza fisica e la frequentazione reale siano una componente importante nei termini di socialità e relazione umana.
Non tutto è attribuibile ad un testo, o ad una immagine, un video o altro di temporale e spaziale. L’emergenza pandemica ha di fatto accelerato le innovazioni tecnologiche digitali basate su tecniche e metodiche dell’apprendimento automatico.
Un indiscutibile potenziale enorme per il passaggio alla telemedicina. Detto ciò non possiamo permetterci la perdita di competenze da parte degli operatori sanitari. Se non investiamo adeguatamente nel processo di attività territoriale, alfine di raccogliere l’attendibilità e rappresentativa della complessità dell’ambiente finiremo per non realizzare il potenziale di questi strumenti per effetto di un eccesso di fiducia e sovra dipendenza di questi nei confronti delle tecnologie.
E’ sbagliato pensare a queste tecnologie come a dei fattori risolutivi al nostro lavoro sempre e comunque, a prescindere da come sono progettate, costruite e usate. Esiste comunque un fattore di consapevole equilibrio rispetto a ciò che perderemo (competenze, empatia) e ciò che ne gioveremo (cure più accessibili e sostenibili, accuratezza) solo se sono progettate consapevolmente e governate adeguatamente e responsabilmente (considerando il loro impatto sul capitale umano e produttivo) grazie soprattutto ad una continua e scrupolosa valutazione nel medio e lungo periodo.
Non esistono sconti o scorciatoie, ma sono richieste conoscenze e competenze ben precise con il contributo essenziale, in termini di responsabilità e consapevolezza, di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, medici e naturalmente pazienti inclusi.