Politica

Salute, ambiente e guerre: le derive di una classe politica influenzata dagli affari



Mentre tutto il mondo politico è impegnato sul conflitto Ucraino e sul finanziare risorse per armamenti bellici i cambiamenti climatici non si fanno attendere. Oltre all’inquinamento atmosferico siamo ora attanagliati dalla siccità. E’ di questi giorni il costante calo con un processo in crescendo di desertificazione del fiume Po. Riaffiorano cadaveri e relitti storici e rifiuti di ogni tipo.


 Il Po ormai ridotto quasi ad un rigagnolo sta interessando anche la nostra pianura padana al punto da far temere una vera e propria catastrofe idrica. Siamo in presenza di un cambiamento climatico senza ritorno? Nella fattispecie la situazione che stiamo attraversando, almeno per quanto riguarda le nostre campagne ed il grande fiume, non ha nulla di eccezionale. E’ già più da cinquant'anni che se ne parla del suo aggravarsi. C’è bisogno di un maggiore impegno da parte dello Stato quale il rafforzamento delle infrastrutture e dei sistemi idrici che richiede ovviamente progetti e investimenti. I cambiamenti climatici stanno facendo vedere i loro effetti in particolar modo sulla disponibilità della risorsa acqua. La situazione attuale ad oggi è preoccupante, in quanto, oltre a non avere le portate sull’asta del fiume principale, come il fiume Po, abbiamo la mancanza dell’acqua nei laghi alpini, oltre a un manto nevoso scarso rispetto a alle esigenze per arrivare almeno al riempimento parziale di questi bacini. Per contrastare la siccità bisogna arrivare innanzitutto un utilizzo nazionale della risorsa idrica, con un piano di investimenti infrastrutturali che preveda, oltre all’adeguamento delle infrastrutture irrigue per distribuire la risorsa all’interno delle aziende agricole, anche un piano che metta in sicurezza la risorsa idrica stessa.

Che strumenti di allertamento da utilizzare in questi casi? In quasi tutti i consorzi di bonifica sono presenti le infrastrutture di telecontrollo che servono per gestire, non solo le criticità della mancanza dell’acqua ma anche per gestire quei momenti di criticità idraulica per cui, durante quei momenti dell’anno in cui piove molto, abbiamo necessità, oltre della presenza dell’uomo, di gestire questi impianti. Pertanto servirebbe automatizzare al massimo tutte le reti, per evitare prelievi inutili e soprattutto prevenire tali emergenze. Se dovessimo poi pensare ad un’altra via d'uscita verso una qualità di vita più sostenibile, si potrebbe scommettere sul recupero del suolo.

Ovvero ripristinare il terreno degradato da agricoltura intensiva ed estrazione di risorse, dai cambiamenti climatici, dalla costruzione di infrastrutture e dall'urbanizzazione con una serie di ricadute positive: crea posti di lavoro, fa crescere il reddito, aumenta la sicurezza alimentare, sottrae carbonio dall'atmosfera, rallenta i cambiamenti climatici e protegge dai loro impatti, ricostituisce la biodiversità.

Dal terreno traiamo cibo, fibre e mangime, gli alberi radicati nel suolo regolano il clima e la temperatura, dal suolo emergere le nostre riserve d'acqua. Senza aree verdi a fare da cuscinetto, ci sono meno aree che ci separano dal rischio di malattie e che possano tamponare i danni di eventi climatici estremi come siccità, inondazioni e sismici. Ad aggravare si è aggiunta la crisi economica dovuta alle guerre e al covid, che hanno portato a un allentamento della politica industriale nel nome del profitto.


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