Politica
Con l’incarico a Draghi speriamo in una svolta epocale che possa mettere mano finalmente una volta per tutte all’’assetto Istituzionale Italiano con l’elezione diretta del Capo del Governo e non solo.
Si tratta di modificare la Costituzione per consentire ai cittadini di decidere se, come e quando affidare il destino del proprio paese, esattamente come ogni cinque anni scelgono a chi affidare il destino della propria della città con l’elezione del sindaco. Non ha veramente senso in cui ogni decisione venga sottoposta ad un duplice passaggio parlamentare, in cui si danno due voti di fiducia, mentre rimane preclusa la possibilità di un nesso fra la tornata elettorale e l’espressione del capo del governo. Nessun paese al mondo ha un Parlamento come il nostro, nel quale due diverse assemblee entrambe elette direttamente fanno esattamente le stesse cose.
Un vero e proprio doppione. Lentezze, inefficienze, costi, instabilità ( leggi votate ben due volte da due Camere diverse). Se ne parla ormai da anni. Tutti concordano sull’esigenza di riformare il Parlamento. Con l’incarico a Draghi si spera di uscire da questa emergenza sanitaria, sociale, di mancata crescita e di grande debito pubblico.
C’è veramente bisogno di Istituzioni più efficienti e più all’altezza delle sfide che ci pone l’economia globalizzata e nel rapporto con la UE. C’è bisogno di una governabilità più rapida ed efficace. E’ verissimo che con le riforme istituzionali (costituzionali, elettorali, regolamentari) non si mangia.
E’ pur vero che esse sono il necessario strumento per la determinazione di quelle decisioni che, se perseguite per il tempo e con la coerenza necessari, possono effettivamente produrre anche risorse, equa redistribuzione, servizi, e migliore qualità della vita. Le riforme politico-istituzionali sono la necessaria precondizione di un rilancio duraturo e solido.
Diciamolo chiaramente: non la garanzia, non la certezza, ma il presupposto senza del quale il declino del nostro Paese può al più essere rallentato, ma non invertito. Occorre semplificare il nostro modello costituzionale, rendendolo più efficiente e funzionale alle sfide (europee e globali) soprattutto in questa di questa fase pandemica e storica, agendo in particolare su: Parlamento (composizione, funzioni, prevalenza Camera, riduzione componenti), rapporti Stato-Regioni (riforma titolo V° della costituzione), abolizione di enti non necessari.
Abolire pertanto il doppio monocameralismo (due Camere con stessi poteri e stessa valenza rappresentativa ad elezione diretta) entrato in crisi definitiva con la caduta del vecchio sistema dei partiti e il passaggio alla democrazia maggioritaria; rafforzare il governo (possibilmente investito del potere per decisione periodica del corpo elettorale); ridurre costi superflui; evitare eccessiva conflittualità fra Stato centrale,
Regioni ed enti locali (chiarendo la supremazia delle istituzioni centrali). Mantenere le fondamentali garanzie costituzionali, rafforzando alcuni istituti di partecipazione (iniziativa legislativa, referendum popolari). Ce la potremo fare? Ai posteri l’ardua sentenza!!!