Politica
Siamo nell’era del Gattopardismo ( tradizionalmente definito come trasformismo ) Con l’elezione del Presidente della Repubblica e di Mattarella BIS si è visto chiaramente quanto la politica è ridotta a mera attività di regolazione dei rischi, o meglio brancolare nel buio alla ricerca di un irraggiungibile rischio zero per poter conservare il proprio potere e i privilegi della propria classe. E’ il caso di affermare che “ tutto deve cambiare perché tutto resti come prima “.
Se si cerca da un lato di ridurre il danno sanitario ci si espone a quello economico e viceversa. Se si contiene il rischio pandemico ci si espone a quello sociale. Se si persegue una politica scientifica ci si ritrova ad essere subalterni ai tecnici.
Se si segue l’istinto politico puro ci si ritrova al largo di un mare in tempesta. In questo scenario di “legittimazione politica” da lungo tempo precaria ed inconsueta sotto il profilo democratico ci si indebolisce ulteriormente. I nostri leader politici ormai rivolgono le proprie preghiere al tecnico, alla scienza, all’amministratore, al militare.
Ogni esponente politico si cela dietro una dichiarata “ fase di responsabilità “ su cui la classe politica non ha potuto far altro che mettere le mani con indecisione per affrontare l’emergenza. L’idea che la discussione pubblica e la rappresentanza possano tornare al centro della scena è cosa blasfema. Così come sembra eccessivamente apocalittica il pensare che si possa rivoluzionare le istituzioni. Tutto si fonderà sempre più sull’apparato scientifico-tecnologico, sull’intreccio tra capitalismo pubblico e privato, sui centri di fabbricazione della competenza e sempre meno sulla rappresentanza politica per come è stata concepita dai padri fondatori della nostra Costituzione.
La pandemia non ha fatto altro che accelerare tale processo. Difatti dall’alto dell’auto-compiacimento liberale e democratico non si è fatto altro che avanzare la più grande operazione di disciplinamento della popolazione che non ha precedenti. È in nome dell’emergenza che si è avviato il complesso scientifico-industriale, fermate le attività economiche, risucchiate informazioni personali, ristrette le libertà, sovvertito il modo di vivere comune.
Certamente per necessità, quella di contenere il contagio, ma anche per l’enorme difficoltà nel governare e fronteggiare gli imprevisti domanda/soluzioni grazie ad una buona dose delle de-responsabilità dei vertici politico-amministrativi sulla collettività. Il prezzo per fronteggiare l’anno che verrà ricadrà sull’inevitabile coercizione dello Stato sull’individuo.