Politica
Nella trasmissione di Report andata in onda su RAI 3 del 12 Aprile e che ho attentamente seguito ( conduttore del programma il giornalista indipendente Ranucci ) si narravano le responsabilità dell’UE riguardo la subalternità dei leader europei nei confronti del potere del leader russo quando nel non lontano 2015 a Minsk Hollande e Angela Merkel avviarono un’intesa con Putin.
Il Protocollo di Minsk era un accordo raggiunto per porre fine alla guerra dell'Ucraina orientale. A siglarli furono Ucraina, separatisti, Russia e Osce. Il protocollo è arrivato dopo diversi tentativi falliti di cessare i combattimenti nella regione di Donbass, Ucraina orientale. Alla base dell'accordo l'impegno, da parte dell'Ucraina, di garantire maggiori poteri alle regioni di Doneck e Lugansk. Nonostante inizialmente si notò una diminuzione delle ostilità, l'accordo non è stato rispettato.
Il cessate il fuoco fu violato più volte e il protocollo saltò. Successivamente al Consiglio d’Europa nel 2019 a Strasburgo le pressioni di Francia e Germania fecero rientrare la Russia che era stata espulsa per l’annessione della Crimea e sempre nello stesso anno a Parigi il presidente Macron annunciò la “politica di reset” nei confronti della Russia atta a favorire il progetto del gasdotto Nord Stream 2 che dal Baltico sarebbe dovuto arrivare in Germania (ora bloccato per via delle sanzioni attuate).
Sempre in tale servizio televisivo si narra di esponenti politici di alto profilo tedeschi che sarebbero stati legati a Gazprom ( una multinazionale russa, controllata dal Governo della Federazione Russa, attiva nel settore energetico- minerario ed in special modo nell'estrazione e vendita di gas naturale ). Questo rapporto o meglio legame risale già da una decina di anni fa nel momento in cui, la UE dovette ridurre drasticamente le emissioni di CO2, facendo sì che le lobby del petrolio iniziassero a far pressione sulla Commissione Europea per trasformare l’Europa nel continente del gas.
Nonostante l'esplosione della guerra in Ucraina, le forniture di gas russo all’Europa non si sono mai interrotte, ma risultano persino aumentate. Un interdipendenza alquanto difficile da risolvere nel breve e nel medio termine con un Europa dipendente dal gas russo, ma anche un Putin bisognoso delle entrate garantite per finanziare il conflitto. L’Italia e gli altri Paesi europei stanno tardivamente provando a rimpiazzare la Russia con altri fornitori. Tuttavia le alternative sono altrettanto rischiose da un punto di vista geopolitico e soprattutto si profilano molto più costose. In questo servizio di Report si è compreso chiaramente quanta speculazione e il ruolo avuto dalle grandi multinazionali ( ENI compresa ) e fondi d’investimento americani con l’ascesa vertiginosa dei prezzi del gas. Un mercato impossibile da spiegare e un affare sotterraneo dove la parola trasparenza non ha alcun senso.
Mi sovviene allora pensare che se l’Unione europea fosse stata più attenta ai suoi valori e meno compromissoria avrebbe potuto non dico fermare ma almeno mettere in guardia Putin. Come? Per esempio, vincolando gli affari e gli interessi commerciali al riconoscimento dei diritti. Sarebbe stato chiedere troppo? Deve esser chiaro che in questo mondo diviso per macro aree, l’Europa non è vasta come la Russia, non avrà mai la potenza economica e militare della Cina e degli Stati Uniti. Tanto varrebbe allora ritagliarsi una “ fetta “ che curasse e difendesse la democrazia, i diritti delle persone, lo stile di vita, la libertà d’espressione (ammesso che ne sia capace).
Sarebbe più dignitoso dirci a noi occidentali e dirvi, cari ucraini, che la Russia adesso ci fa paura mentre invece Afghanistan, Iraq, Palestina, Yemen, Balcani, Siria sono terre di nessuno. Probabilmente la strategia di Putin era proprio questa: farci paura. In conclusione: la guerra farà comunque sentire i suoi effetti in Italia. L’inflazione è salita come con pun primato record d’incremento che va bel oltre il 6% e un pil difficilmente superiore al 2%. Il governo ha stanziato 4,5 miliardi per il caro energia. Sempre pochi per noi “poveri cristi “. Come con la pandemia, anche con la guerra la crisi sarà pagata dai meno abbienti.