Politica

La riforma della pubblica amministrazione va contestualizzata in modo più ampio e non parcellizzata



Il Ministro Brunetta recentemente ha affermato che se non ci sono le condizioni a contorno in un settore così strategico e orizzontale come la Pubblica Amministrazione, ogni riforma è destinata a fallire. Per quanto mi riguarda, avendo lavorato nella P.A. per oltre quarant’anni, la riforma dovrebbe realizzarsi con un assetto istituzionale più snello e con una chiara attribuzione di materie e funzioni. 


Il processo di riordino istituzionale dovrebbe interessare tutti i livelli amministrativi, realizzando fra essi reali ed efficaci sinergie. Troppi i provvedimenti fra loro slegati. Serve un processo di riordino delle autonomie locali con la ridefinizione dell’articolazione delle funzioni centrali nel territorio attraverso la revisione del titolo V della Carta Costituzionale. Non è possibile una riforma amministrativa senza una contestuale semplificazione legislativa e degli organismi istituzionali.

Le riforme si fanno “con” e non “contro” i lavoratori pubblici, responsabilizzando e impegnando la dirigenza e la classe politica sul raggiungimento e la verifica dei risultati concreti e NON sulla formale esecuzione di procedure. Il ridisegno di compiti e competenze va, quindi, connesso alla centralità delle persone e quindi rapportato alle esigenze di cittadini e imprese. Il riordino istituzionale non deve realizzarsi in modo parcellizzato e settoriale, ma va collegato ad un riassetto di tutti gli organismi istituzionali (a partire dalla riforma del titolo V e degli enti territoriali).

Serve una riforma complessiva che sia fondata sul concerto di tutti i soggetti istituzionali e sociali e NON sulla frammentazione delle funzioni e la complicazione delle norme. Ad oggi la prossimità territoriale si è tradotta in una sovrapposizione di competenze e incremento dei costi.

A nulla è servito il federalismo sfociato in giochi di potere con il conseguente appesantimento burocratico e spesso conflittuale. L’innovazione delle P.A. NON deve tradursi in penalizzazione dei servizi, ma in un modello aggiornato di welfare territoriale capace di porsi su un “ascolto” attento e su una “lettura” lungimirante delle evoluzioni sociali ed economiche. Intercettare i bisogni emergenti in termini di sanità, servizi sociali, giustizia, tutela dei beni culturali, istruzione e ricerca, politiche del lavoro, sviluppo economico e infrastrutture.

I Comuni devono riprendere il loro tradizionale ruolo di motore dello sviluppo e dell’ economia, mentre da troppo tempo sono praticamente fermi, e devono essere messi in grado di affrontare la questione sociale invece di essere costretti a tagliare i servizi, anche essenziali.


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